* ANNIE WOOD BESANT *

(1847 – 1933)

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13 ANNIE BESANT

E’ stata un’attivista, saggista ed esoterista inglese, fondatrice dell’Ordine Mistico del tempio della Rosacroce. Si impegnò per i diritti dei lavoratori ma soprattutto delle donne, mettendosi a capo di azioni di protesta e scrivendo articoli di propaganda. Riuscì a portare a termine con successo uno sciopero di fiammiferaie contro la fabbrica in cui lavoravano in condizioni disumane. È conosciuta per i suoi numerosi scritti esoterici. Fece parte della Fabian Society.

Dopo aver letto la Dottrina segreta della Blavatsky entrò nella Società Teosofica e nel 1891 le succedette nelle direzione della sezione esoterica.

Nel 1907, alla morte del colonnello Olcott, venne eletta presidente della Società. Fu anche affiliata all’obbedienza massonica del Gran Loggia Unita d’Inghilterra; caso eccezionale, poiché in essa, le donne non possono essere ammesse.

La Besant conobbe la Blavatskij, subito dopo avere recensito entusiasticamente la Dottrina segreta, a 43 anni. Aveva già una vita burrascosa alle spalle: giovane moglie di un pastore e madre di due figli, aveva affrontato una separazione e si era impegnata nella vita pubblica come militante del Libero Pensiero prima, della lega malthusiana a favore del controllo delle nascite poi. Esperienze militanti che le costarono la perdita della custodia dei due figli: anche lei, come Sibilla Aleramo e Maria Montessori, dice di rinunciare ai figli in nome di una maternità che si allarga all’umanità intera.

Nell’ultima fase della sua esperienza politica militò nel partito socialista fabiano, diresse e appoggiò sul suo giornale la lotta delle operaie dei tabacchi di Londra, ottenendo un importante successo politico. Abituata a tenere conferenze, a scrivere articoli di battaglia e pamphlets e a gestire rapporti politici, si rivelò subito di grande aiuto per la Società, tanto che sembra che la Blavatskij l’avesse designata come successore.

Anche durante la sua militanza teosofica, la Besant non venne mai meno alla militanza femminista, contribuendo ad organizzare manifestazioni delle suffraggette. Nel giugno del 1911, per esempio, un nutrito gruppo di teosofi ha marciato sotto le bandiere della Universal Co-freemasonery, accanto alla Lega per il Suffragio, alle donne fabiane, alla Church League for Women’s Suffrage. Questa manifestazione per il suffragio era stata infatti organizzata dalla teosofa Kate Harvey.

Proprio per questo impegno femminista fu accusata di avere dato un’impronta troppo femminile alla Società teosofica: in realtà, durante la sua presidenza, le iscritte alla Società aumentarono decisamente, e fra queste vi erano molte femministe, come l’inglese Susan Gay che, nel suo volume Womanhood in Its Eternal Aspect (1879) aveva teorizzato l’importanza del ruolo femminile nella vita spirituale. La Gay fu anche autrice di un importante articolo sulla rivista “Lucifer” ­ una sorta di manifesto teosofico-femminista ­ The future of Women, che fondava l’uguaglianza sulla teoria della reincarnazione, secondo la quale tutti avevano vissuto incarnazioni nei due generi.

I critici avevano perciò buoni motivi per accusare la Besant di avere squilibrato la Società teosofica a favore del lato femminile, cioè passivo, mistico e devozionale, a discapito della via dell’occultismo, considerata maschile dagli adepti. Senza dubbio, la Besant chiedeva ai soci una forma di devozione cieca che molti non si sentivano di garantire, specie se uomini, e questo suo atteggiamento fu una causa non secondaria dell’allontanamento di molti uomini seguaci della teosofia, che fondarono poi associazioni concorrenziali, come l’angloindiano Sinnet e soprattutto come Steiner, segretario della Società teosofica tedesca.

Durante il suo lungo periodo di guida della Società, l’influenza teosofica si avvertì sensibilmente anche all’interno del movimento femminista, in cui si cominciò a utilizzare un lessico intriso di spiritualità, parlando così di «sacra causa» e di «servizio all’umanità». Da alcuni considerata maestra di vita spirituale, da altri abile avventuriera, profonda conoscitrice delle religioni orientali o abile divulgatrice di testi altrui, Annie Besant ha tenuto banco nella società colta del mondo, non solo occidentale, dei primi decenni del Novecento proponendosi come modello di donna nuova. L’unico approccio storico “neutro” alla sua vita riguarda il primo periodo, anteriormente all’avventura teosofica: è una raccolta dei suoi pamphlets politici ­ pubblicata negli Stati Uniti ­ scritti nel periodo precedente alla sua conversione teosofica,in cui è definita come «a major figure in the young socialist movement». Anche l’autobiografia, Annie Besant. An autobiography, uscita in prima edizione a Londra nel 1893 (la seconda fu pubblicata nel 1908) riguarda solo il primo periodo della sua vita, prima della conversione alla teosofia o, per meglio dire, si ferma a quel momento. Questo testo, tradotto ed edito in migliaia di copie, ebbe l’importante funzione di indirizzare in senso femminista la linea ideologica dei teosofi e di costituire un modello di trasgressione per le donne del suo tempo.

L’autobiografia era stata scritta per contrastare le critiche di chi le rinfacciava un passato in contraddizione con la militanza teosofica, ed essa infatti, abile scrittrice, ottiene l’effetto voluto colorando di afflato religioso e spirituale anche la sua militanza atea e socialista: in ogni esperienza, ella scrive «cercavo la verità». Anche questo testo ­ malgrado sia scritto con uno stile brillante e da un punto di vista chiaramente femminista ­ presenta una struttura che ricorda gli scritti agiografici: nel periodo precedente la conversione ­ cioè l’incontro “fatale” con la Blavatskij ­ l’autrice si descrive come anima inquieta, in cerca di una via spirituale che troverà solo nella teosofia. Si propone quindi come un romanzo di iniziazione, che traccia una via di salvezza spirituale che tutti potranno ripercorrere mettendosi sotto la sua guida.

A differenza della Blavatskij, la Besant ­ pur vantandosi anch’essa di ricevere messaggi “precipitati” dai Mahatma ­ non era dotata di poteri medianici, non operava prodigi, ma era capace di esercitare una leadership intellettuale, spirituale e politica grazie alla sua straordinaria capacità oratoria, alla sua facilità di scrittura, alla sua personalità carismatica.

Negli anni della presidenza Besant la Società teosofica conobbe un notevole ampliamento: il numero degli iscritti era cresciuto considerevolmente dopo la prima guerra mondiale, fino ad arrivare, nel 1921, a 50.000, ripartiti in 33 società nazionali. Quando, nel 1925, alla celebrazione del mezzo secolo dalla fondazione, ad Adyar convennero tremila delegati da tutte le parti del mondo, ella propose come nuovo progetto la costituzione di una Religione mondiale, una Università mondiale e un Governo mondiale. Benché quasi ottantenne, godeva ancora ottima salute: nel 1927 visitò dodici paesi, tenendo in venti giorni circa cinquanta conferenze; due anni dopo tenne la presidenza del Congresso teosofico di Chicago, e in questa occasione ricevette l’omaggio del presidente Hoover, nel 1930 visitò per l’ultima volta l’Europa ­ dove si recava ogni anno ­ e presiedette il congresso teosofico mondiale di Ginevra.

Ma la sua non fu certo una presidenza tranquilla: pesanti conflitti portarono alla nascita di Società parallele e contribuirono ad appesantire le critiche intorno alla presidente, a cui i fedelissimi risposero con una intensificazione del suo culto. Il primo scandalo coinvolse nel 1906 uno dei suoi più stretti collaboratori, il vescovo della Chiesa cattolica Liberale d’Inghilterra Leadbather, dotato di poteri medianici, accusato di corruzione dei minorenni di cui era insegnante. La pesantezza delle accuse ­ lei stessa alluse a «metodi degni della più severa riprovazione» ­ costrinse la Besant, seppure a malincuore, ad allontanarlo per un po’, ma due anni dopo fu invitato nuovamente a collaborare al suo fianco, provocando le dimissioni di molti soci inglesi (tra i quali Sinnet e Mead, due alti dirigenti, che fondarono altri gruppi, sottraendo soci alla Besant) e la fondazione di una Sezione internazionale indipendente della Società teosofica con sede a Benares, che riconosceva alla presidente autorità solo sulle pratiche amministrative e organizzative. Il caso Leadbather provocò un terremoto nel mondo teosofico: anche in Italia il gruppo “Roma”, che pubblicava la più importante rivista teosofica italiana, “Ultra”, aderì alla Sezione indipendente.

Leadbather giocò un ruolo fondamentale nella scelta del giovane indiano Krishnamurti che avrebbe dovuto diventare il nuovo Messia. Egli lo allevò, insieme al fratello, e lo fece studiare nei migliori istituti inglesi. A poco a poco la preparazione dell’avvento del nuovo messia cominciò ad assorbire tutte le energie della Società teosofica, che nel 1911 fu per di più affiancata dal nuovo ordine della Stella d’Oriente, con Alcyone, nome iniziatico di Krishnamurti, come capo nominale, e Annie Besant come protettrice. Questo ordine si proponeva di preparare un clima di venerazione e simpatia nei confronti dell’«Istruttore supremo del mondo» che stava per manifestarsi.

Il caso Alcyone provocò il distacco di Rudolf Steiner, dal 1902 segretario della sezione tedesca della Società, che fondò l’antroposofia. La differenza con Steiner consisteva nel diverso peso dato alla tradizione orientale, alla quale Steiner ­ pur non negandone l’importanza ­ preferiva quella cristiana. Ma forse, dietro a questo conflitto, si nascondeva anche la difficile convivenza fra due personalità troppo ingombranti: Steiner, infatti «era troppo ricco interiormente, la sua visione spirituale era troppo personale e originale, le sue esperienze dirette troppo profonde perché egli potesse identificarsi in modo completo con qualunque altra corrente». Il confronto fra i due leader avrebbe dovuto avvenire durante il Congresso teosofico internazionale di Genova, dal 17 al 21 settembre 1911, ma la presidente decise di rinviarlo, senza spiegarne la ragione.

Steiner pronunciò ugualmente a Milano la relazione che aveva preparato in cui, pur senza nominare la Besant, allude chiaramente alla sua gestione della Società: «È importante che la “Scienza dello Spirito” venga oggi esposta in modo da fondarsi il meno possibile sulla sola fede nell’autorità». Steiner non fu l’unico: lo seguirono anche i gruppi della Sezione teosofica indipendente, contrari al sorgere di quella che si poteva ben definire una nuova religione. La rivista italiana “Ultra” avverte che «l’antagonismo tra i seguaci di Mrs. Besant e quelli del dr. Steiner è bell’e scoppiato e, ci dicono, una separazione dell’elemento in prevalenza tedesco da quello in prevalenza inglese, nella Società teosofica è inevitabile». È significativo che questa spaccatura avvenisse proprio alla vigilia della prima guerra mondiale.

Il caso Alcyone si chiuse definitivamente solo quando lo stesso Krishnamurti, raggiunta nel 1929 la maggiore età, sconfessò il proprio ruolo di messia e sciolse l’ordine della Stella d’Oriente, generando nuovi sismi nella Società teosofica.

Sempre nel 1913, anno in cui Steiner uscì dalla Società, un altro personaggio famoso prese la stessa decisione, l’alsaziano Eduard Schuré, che era entrato nella Società teosofica nel 1884, dopo avere incontrato la Blavatskij e poi, uscitone dopo il “caso Coulomb”, era stato eletto nel 1907 membro onorario dopo il successo de I Grandi iniziati. Anche questa frattura si può attribuire a una difficoltà maschile ad accettare una leadership femminile: Schuré infatti è anche autore di un altro volume di successo, Donne inspiratrici, quasi un contrappunto agli iniziati. A differenza dei protagonisti del volume dedicato agli iniziati ­ Krishna, Gesù, Platone ecc. ­ le donne a cui dedica appassionate biografie non sono personaggi autonomi, ma figure totalmente dedite ad aiutare il genio di un uomo. Mathilde Wesendonk, Cosima Liszt, e soprattutto Margherita Albana Mignaty, la sua personale ispiratrice ­ «essa fu per me la Suscitatrice del Dio Ignoto; colei che nel rivelarci i profondi misteri dell’Anima ci addita il nostro proprio ideale»­ donne che vivono per suggerire intuizioni e vie spirituali a un artista, senza pensare neppure per un momento di poter occupare il posto in primo piano esse stesse.

Fra gli avversari della Besant bisogna ricordare anche i gesuiti di “Civiltà cattolica”, che dedicarono lunghi articoli alla confutazione delle sue teorie, in particolare del volume dedicato all’esoterismo cristiano: fu senza dubbio l’unica donna a essere presa tanto seriamente in considerazione ­ sia pure come avversaria ­ in questo contesto.

Nei lunghi anni di vita in India, la Besant svolse un’intensa attività politica a sostegno dell’indipendenza di questo paese, sempre però prevista all’interno dell’orbita inglese, tanto da essere sospettata di essere un’agente del governo britannico: nel 1914 fondò il giornale “The Commonwealth” e il quotidiano “New India”, nel 1915 ebbe un ruolo importante nella formazione del primo parlamento di Madras, e diede vigore al congresso panindiano, tanto da essere confinata, per un breve periodo, dal governo inglese. Nel 1917 fu eletta quasi all’unanimità Presidente del Congresso panindiano, carica alla quale le succedette Gandhi nel 1920, del quale ­ come sostenitrice di un’indipendenza da conseguirsi per via costituzionale ­ non condivideva la linea di disobbedienza civile.

Nel 1957, in occasione della celebrazione del 110° anniversario della sua nascita, il capo del governo dell’India Nehru, che era stato socio della Società teosofica, inviò ai Teosofi indiani un messaggio che ricordava le benemerenze della Besant nei confronti del suo paese:

Per la generazione più giovane forse essa non è che un nome e forse neppure un nome. Ma per la mia generazione più anziana, essa era una personalità gigantesca che ci influenzò grandemente. Non vi è dubbio che nella lotta per la libertà dell’India, essa ebbe una parte considerevole; oltre a ciò essa era una di quelle personalità che attrasse l’attenzione del mondo sulla nostra eredità spirituale nazionale, rendendocene orgogliosi. Dobbiamo ricordare questa grande personalità e tributare il nostro omaggio riverente alla sua memoria.

Senza dubbio, almeno per quanto riguardava i rapporti con l’India, la Besant aveva seguito e arricchito la linea già espressa dalla Blavatskij: valorizzazione e diffusione della cultura tradizionale indiana, ma sempre nell’ambito del colonialismo inglese. Per la democratica Besant, poi, non erano ammissibili né l’esistenza della casta degli intoccabili, né l’inferiorità delle donne indiane nella vita pubblica: oltre a creare scuole per gli intoccabili, ella si adoperò anche, e con un certo successo, a far nascere un movimento femminista indigeno e a fondare scuole femminili. È chiaro, comunque, come da ciò non poteva che nascere un conflitto con i tradizionalisti indù, da una parte, e con coloro che volevano una totale autonomia dell’India come Gandhi dall’altra.

Fonte: http://dprs.uniroma1.it/sites/default/files/364.html

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