* GUSTAVO ADOLFO ROL *

(1903 – 1994)

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GUSTAVO ADOLFO ROL BIOGRAFIA

Gustavo Adolfo Rol è stato un Maestro Spirituale italiano del XX secolo, dotato di carismi o siddhi di straordinaria varietà ed estensione, non ancora accettati o comprovati dalla scienza ufficiale, ma in accordo con la tradizione spirituale di tutti i popoli.

Le sue dimostrazioni sperimentali, prodotte quasi sempre in piena luce di fronte a persone di tutte le classi sociali e culturali, sia nella propria casa di Torino che in qualsiasi altro ambiente al chiuso o all’aperto, sono interpretate da centinaia di testimoni e da altri sostenitori come autentici fenomeni paranormali (che Rol chiamava semplicemente “possibilità”), mentre dai critici, composti quasi integralmente da non testimoni e da gruppi scettici di matrice spiccatamente ideologica, come illusioni prodotte con tecniche di prestidigitazione e in particolare di mentalismo.

Durante la sua vita Rol cercò sempre un collaboratore scientifico con sufficiente apertura mentale e maturità spirituale in grado di assimilare il procedimento psicofisico necessario alla comprensione della meccanica dei suoi prodigi, conditio sine qua non per successivamente comprendere e quindi ricreare le premesse per una loro replica da parte di altri. Sfortunatamente, pur avendo mostrato i suoi esperimenti anche a numerosi scienziati (inclusi a quanto sembra Albert Einstein ed Enrico Fermi) non trovò nessuno con le caratteristiche da lui auspicate o semplicemente con il coraggio o il tempo o l’umiltà necessaria a sottostare alle sue premesse che non potevano scostarsi più di tanto dalle regole dell’Iniziazione. Per questo in una lettera pubblicata sul quotidiano La Stampa di Torino nel 1978 e indirizzata al giurista Arturo Carlo Jemolo (che lo aveva invitato dalle stesse colonne del quotidiano a sottoporsi a controlli scientifici) dichiarava:

«Meglio rimanere ignorato da una Scienza ufficiale che non è in grado, per ora, di comprendermi, piuttosto che venire meno a quei principi ai quali mi sono sempre ispirato e con i risultati che tutti conoscono.»

Oltre alla maturità di chi avrebbe dovuto collaborare con lui e poi creare un protocollo sperimentale applicabile alla ripetibilità di una parte della fenomenologia (in particolare gli esperimenti con le carte da gioco, usate come strumento matematico) la difficoltà di Rol era dovuta anche alle caratteristiche stesse del processo attraverso il quale tali esperimenti avrebbero dovuto sfociare in un esito positivo, ovvero uno stato di ispirazione simile a quello dei compositori che non poteva essere condizionato o vincolato da cause esterne che non fossero in sintonia con il suo stato di coscienza.

Di qui il mancato incontro con la comunità scientifica, diventato poi irreversibile a causa delle insinuazioni prive di fondamento del giornalista Piero Angela che era stato accolto in due occasioni a casa di Rol per assistere ai suoi esperimenti. Durante gli incontri Angela, pur non nascondendo a Rol il suo pregiudizio scettico, non ebbe nulla da eccepire su quanto visto, ma successivamente in un libro pubblicato nel 1978 mise in dubbio l’autenticità dei fenomeni e di conseguenza l’onestà di Rol, affermando che senza il controllo di un prestigiatore poteva trattarsi di giochi di prestigio o di ipnotismo, ed omettendo di proposito alcuni episodi rivelatori (la lettura di un libro a distanza a Boston, presso un amico di Angela, da parte di Rol, che stava a Torino in collegamento telefonico, e la materializzazione della firma di Rol su carte e libretti di assegni che il giornalista aveva in tasca) che non necessitavano della presenza di un illusionista per rendersi conto della loro autenticità.

Anni più tardi, in una intervista pubblicata su La Stampa, Rol dichiarerà senza nominarlo che Piero Angela «ha mentito su quanto mi ha veduto fare, nel modo che l’ha veduto fare e su quanto mi ha sentito dire. Io sono convinto che egli abbia agito col deliberato proposito di distruggere in me la dimostrazione di tutto ciò che lo spirito umano può compiere quando si ispira a Dio. Tale comportamento mi fa pensare che egli in Dio non crede affatto, ma io lo attendo per quel giorno quando mi incontrerà nell’Aldilà e gli punterò contro il mio dito indice, non tanto per il dispiacere che può avermi procurato, quanto per l’avere, con il suo comportamento, chiuso quella porta che io avevo socchiuso alla Scienza».

Nello stesso periodo, sempre su La Stampa, Rol scriveva al fisico Tullio Regge, anche lui invitato a casa sua per assistere agli esperimenti (dopo un primo incontro a casa della famiglia Olivetti), e anche lui rimasto scettico (Regge tre anni più tardi sarà proprio con Angela tra i fondatori del C.I.C.A.P.):

«Se un giorno non Le avessi mostrato alcuni miei modestissimi esperimenti, non mi sarei permesso di scriverLe questa lettera. Ricordo come cercai di provarle che esistono fenomeni fuori della norma ove la materia stessa è chiamata in causa e non dipendono soltanto da una particolare disposizione della psiche. (…) Quel rapporto della mente col meraviglioso al quale accennavo verrebbe immediatamente turbato col risultato facilmente intuibile: la distruzione in partenza dell’esperimento. (…) Lei ha veduto da me cose che ho definito modestissime eppure affermo che nessun prestigiatore, anche il più capace sarebbe stato in grado di ripeterle. Per chi mi conosce profondamente e sa come mi comporto ed agisco, è comprensibile che questo tipo di controlli è inutile, anzi inopportuno. Non un prestigiatore, ma un Ricercatore è opportuno. Egli è portato a sostituire con l’interesse e la collaborazione ogni eventuale sua diffidenza. Non è difficile comprendere ed ammettere che nello sviluppo di una collaborazione, ogni forma di controllo, anche la più minuziosa, viene ad essere spontaneamente esercitata. La presenza poi di un Ricercatore rotto a queste esperienze offre la maggior garanzia ai fini di un risultato positivo. Va tenuto in considerazione che io agisco sempre d’impulso in uno stato d’animo che mi viene improvviso e che non so spiegare. È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini … »

Quando Rol era in vita, dunque, non fu possibile alcuna sperimentazione scientifica, per la distanza all’epoca incolmabile tra due mondi lontani, la metodologia scientifica classica (peraltro scossa nel corso del XX secolo dai principi e dalle nuove regole della meccanica quantistica, dalle teorie della complessità e da altre teorie legate alla biologia…) e quella che si potrebbe definire la metodologia iniziatico-spirituale ortodossa, antica di millenni.

Stando a Rol tuttavia questi due mondi in futuro si incontreranno.

Biografia

Rol nasce a Torino il 20 giugno 1903 da famiglia agiata. Il padre, Vittorio, è un avvocato che nel 1909 è incaricato di aprire e dirigere la sede di Torino della Banca Commerciale Italiana, la madre è Martha Peruglia, figlia del Presidente del Tribunale di Saluzzo. Suo cugino Franco Rol, sarà un affermato industriale chimico e pilota automobilistico.

Rol cresce in un ambiente ricco e colto, frequenta sin da giovane le famiglie più in vista della città, si interessa alle arti, entrando in relazione con vari artisti ed iniziando presto a cimentarsi nella pittura e nella musica.

Nel 1923 si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Torino, dove si laureerà nel 1933. Sia la scelta del corso universitario, sia la carriera bancaria che intraprende nel 1925 avvengono per adeguamento alle tradizioni familiari. Rol fa pratica presso le filiali della Comit in giro per l’Europa: Marsiglia, Parigi, Londra, Edimburgo e successivamente Casablanca e Genova, sono le città in cui vive e lavora.

Si sposa nel 1930 a Torino con Elna Resch-Knudsen, una indossatrice norvegese imparentata con il Re di Norvegia e conosciuta a Parigi nel 1927, con la quale non ebbe figli ma rimase unito per oltre 60 anni.

Poche settimane dopo la morte del padre, nel 1934, lascia la carriera bancaria e si ritiene che in questo periodo fino almeno al 1939 viaggi molto e passi lunghi periodi tra Parigi (dove ottiene una laurea in Biologia medico-clinica) e Londra (dove invece si laurea in Economia).

Il 14 settembre 1942, durante la Seconda Guerra mondiale, inaugura a Torino un negozio di antiquariato, interesse coltivato sin da ragazzo che diventerà la sua fonte di reddito principale fino agli anni ’60. Dagli anni ’70 in poi si dedicherà prevalentemente ad un’altra sua passione giovanile, la pittura, dipingendo soprattutto vasi di rose e paesaggi autunnali o invernali della campagna piemontese. Il gusto del bello e dell’arte – che trovava espressione anche nella elegante dimora torinese – era completato dalla sensibilità musicale che ne faceva un buon interprete al pianoforte e al violino (durante il soggiorno a Marsiglia (1925-1926) per guadagnare qualche soldo extra oltre all’impiego in banca, suonava il violino nei cinema come accompagnamento dei film muti).

Alla fine degli anni ’40 o all’inizio dei ’50 racconterà alla scrittore Dino Segre, in arte Pitigrilli, di avere incontrato proprio nel periodo di Marsiglia un personaggio, originario della Polonia, che gli avrebbe mostrato di sapere fermare con la forza di volontà l’orologio della Borsa, e poi anche alcuni strani “giochi” con le carte e che, inizialmente scettico sull’esistenza di Dio, si convertirà e si ritirerà in un convento dell’Alta Savoia dopo aver assistito con lo stesso Rol a una guarigione a Lourdes.

Anche in seguito a questo incontro Rol avrebbe approfondito ulteriormente i suoi studi spirituali ed elaborato una teoria di carattere metafisico sull’associazione tra suoni, colori e altri elementi.

Vi è però un’altra versione dei suoi “inizi”. Contemporaneo a quello di Pitigrili e forse anteriore è il racconto fatto nel 1951 al giornalista Furio Fasolo di Epoca, il quale scrive:

«Un pomeriggio, durante una peregrinazione nei dintorni di Marsiglia, fu colpito dalla vista di uno stupendo arcobaleno. Ma la seguente osservazione l’impressionò: ogni qualvolta distoglieva lo sguardo dall’arcobaleno, egli rammentava non già tutti i colori dell’iride, ma bensì il solo verde: la tinta che risaltava nel centro. Si domandò se un portentoso significato segreto si nascondesse nel colore verde. Di qui, egli mi disse, ebbero inizio i suoi studi: prima nei campi della fisica, dell’ottica e dell’acustica, poi nella sfera di fenomeni misteriosi (…). [Mi disse inoltre:] “Io ormai avevo sviluppato in me stesso alcune sensibilità del tutto eccezionali: tra le altre, la capacità di sentire e distinguere, tramite il palmo delle mani, le vibrazioni dei colori”.»

Quasi trent’anni dopo ne scriverà di suo pugno un’altra, poi pubblicata dal giornalista Renzo Allegri sulla rivista Gente nel 1977 e fornendo altri dettagli al giornalista Luigi Bazzoli per un articolo su La Domenica del Corriere due anni più tardi dove affermava di avere iniziato da solo nel 1925 a Marsiglia, a cercare di scoprire il colore delle carte da gioco dopo essere passato davanti alla vetrina di un tabaccaio, dove c’erano due mazzi esposti, uno col dorso in evidenza e l’altro no. Rol si chiese quale potesse essere il colore dell’altro mazzo e dopo aver deciso che poteva essere il giallo entrò per comprare i mazzi, ma rimase deluso nello scoprire che il mazzo col dorso coperto era nero.

A partire da quel momento, per due anni consecutivi e ossessivamente, tentò e ritentò di indovinare i colori delle carte, fino a quando cominciò ad indovinarne in progressione un numero sempre maggiore, giungendo ad indovinare tutte e 52 le carte di un mazzo il 28 luglio 1927, a Parigi, dopo aver scoperto che ponendo la sua mano a poca distanza dalla carta poteva percepire una sensazione di calore differente a seconda che il seme della carta fosse rosso o nero. Quel giorno scrisse sulla sua agenda di lavoro:

«Ho scoperto una tremenda legge che lega il colore verde, la quinta musicale ed il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla!».

In altre occasioni fornirà ulteriori chiarificazioni, come ad esempio nel 1987 alla giornalista Paola Giovetti:

«Cominciai con le carte: perché non doveva essere possibile conoscere il colore di una carta coperta? Provai e riprovai, ma per molto tempo senza risultati. Poi un giorno guardando un arcobaleno ebbi la folgorazione: mi resi conto che il verde era il colore centrale, quello che teneva uniti gli altri. Misurai la vibrazione del verde e scoprii che era la stessa della quinta musicale, e che corrispondeva a un certo grado di calore. Così cominciai a indovinare esattamente le carte e, a poco a poco, a fare tutte le altre cose…»

Da quel giorno del 1927 attraversa una crisi esistenziale, fino al punto di ritirarsi nel 1928 presso la casa religiosa Villa Santa Croce, a San Mauro Torinese, prendendo licenza dalla banca.

Rol si trovò al bivio se prendere gli abiti sacerdotali oppure vivere nel mondo con la sua nuova personalità spirituale. Per una via del tutto originale era pervenuto a quello che in Oriente è conosciuto come Risveglio, ma all’inizio non fu facile.

Fu assistito e consigliato dal padre gesuita Pietro Righini, direttore di Santa Croce, ma secondo quanto lui stesso raccontò fu la madre Marta a convincerlo che poteva essere utile al suo prossimo anche in abiti civili, e così pose termine al ritiro, durato tre mesi, ed iniziò il suo originalissimo apostolato, tenendo sempre come punto di riferimento la figura e l’insegnamento del Cristo.

A partire dagli anni trenta la sua fama si diffonde nei circoli dell’aristocrazia, della cultura e della politica. Gli si attribuiscono incontri con personaggi del mondo della politica tra cui Benito Mussolini, Charles De Gaulle, John Fitgerald Kennedy, la regina Elisabetta II, Giuseppe Saragat, Re Umberto di Savoia, Maria José di Savoia, papa Pio IX e molti altri, così come dello spettacolo, dell’arte (tra cui Pablo Picasso e Salvador Dalì) e della scienza (tra cui i già menzionati Einstein e Fermi), in alcuni casi non ancora documentati.

Sono invece accertate, tra le altre, l’amicizia con Federico Fellini (il quale a partire dagli anni ’60 si consulterà spesso con Rol per ogni suo nuovo film), Franco Zeffirelli, Valentina Cortese, Cesare Romiti, Dino Buzzati, Guido Ceronetti, e la frequentazione della famiglia Agnelli.

Tuttavia Rol mantiene sempre un profilo riservato e appare raramente in pubblico (non ha mai concesso interviste televisive, in sole due occasioni è intervenuto telefonicamente in diretta – ma non in video – in due trasmissioni della rete pubblica RAI, nel 1983 o 1984 a Blitz condotta da Gianni Minà, dove Rol ha risposto ad alcune domande del giornalista e nel 1987 a Domenica In condotta da Raffaella Carrà, dove ha fatto un appello affinché i giovani di tutto il mondo chiedessero ai governanti delle due superpotenze di allora, Stati Uniti ed Unione Sovietica, di arrivare alla creazione degli “Stati Uniti del Mondo”).

Negli ultimi anni di vita cercherà qualcuno a cui affidare le sue memorie, ma senza successo, limitandosi a lasciare agli amici e a qualche giornalista i frammenti separati dei suoi segreti.

Muore il 22 settembre 1994 all’ospedale San Giovanni Battista “Molinette” di Torino. Le sue ceneri riposano nella tomba di famiglia a San Secondo di Pinerolo.

Rol durante la seconda guerra mondiale

In qualità di capitano degli alpini partecipa alla seconda guerra mondiale ed è ricordato per aver salvato molte persone durante i rastrellamenti nazisti subito dopo l’8 settembre. Per questo ricevette, a nome del Comitato di Liberazione Nazionale, una lettera di ringraziamento datata 3 maggio 1945 da parte del sindaco di San Secondo di Pinerolo, dove i Rol possedevano una casa di campagna che frequentavano soprattutto nel periodo estivo.

Fu soprattutto qui che Gustavo salvò da sicura fucilazione da parte dei nazisti molti civili, barattando la loro grazia in cambio della riuscita di esperimenti che faceva quasi ogni sera per gli ufficiali tedeschi, che avevano posto il loro quartier generale proprio a casa dei Rol. Raccontò che in alcuni casi, oltre agli esperimenti, aveva salvato la vita a degli innocenti prendendo di sospresa, magari in mezzo alla strada, l’ufficiale responsabile nel dirgli cosa conteneva il cassetto del comodino della sua casa a Düsseldorf, o a un altro il contenuto di lettere private nella sua scrivania a Berlino. Uno di questo fatti è stato anche confermato da Gemma Castino Prunotto figlia di un amico di Rol di quell’epoca, il quale ne era stato un testimone diretto.

Quale ulteriore testimonianza di gratitudine dei sansecondesi nel 2005 è stata dedicata a Rol una piccola piazza del paese, dove già c’era da molto tempo una via dedicata alla famiglia (sulla quale si trovava la loro residenza).

La questione dei presunti “fenomeni paranormali”

La prima pubblicazione a larga diffusione in cui si parla di Rol risale al 1949, un articolo sul quotidiano La Stampa della giornalista Laura Bergagna che era stata testimone del tragico incidente aereo in cui perse la vita il conte Giorgio Cini in Costa Azzurra. Rol aveva previsto l’incidente e aveva pregato in tutti i modi Cini di non partire con l’aereo, facendo la sera precedente una seduta di esperimenti per dissuaderlo, ma senza successo. In numerosi altri articoli successivi, venivano dati ulteriori dettagli. L’episodio di precognizione è indubitabile, perché confermato da altri testimoni come André Sella, il proprietario dell’Hotel Du Cap scenario degli eventi, e dalle sue due figlie, Jolande e Antoinette.

Meno di due anni più tardi, nel 1951, il settimanale Epoca dedicherà il primo – e uno dei pochi – servizi su di lui, e successivamente nel 1965, il noto scrittore Dino Buzzati, l’autore de “Il deserto dei Tartari” (uno dei 100 libri del secolo secondo un sondaggio di Le Monde) racconta in un lungo articolo sul Corriere della Sera la sua partecipazione a una sessione di esperimenti a casa di un’amica di Rol, che poi frequentò assiduamente. Alla fine degli anni ’60 altri articoli comparvero su Il Resto del Carlino e all’inizio degli anni ’70 su La Stampa, ma la notorietà, per decisione dello stesso Rol, arriverà solo nel marzo 1977, quando aveva già 74 anni, con l’accettazione della pubblicazione di 5 puntate a lui dedicate sul settimanale Gente, a firma del giornalista Renzo Allegri. “A firma” nel senso più letterale, dal momento che la condizione di Rol fu che gli articoli li avrebbe scritti lui, per evitare qualsiasi tipo di errore o fraintendimento, visti alcuni precedenti che lo avevano particolarmente deluso.

L’anno seguente Allegri trasformerà quegli articoli in un capitolo dedicato a Rol in un suo libro, e nel 1986 amplierà ulteriormente questo materiale con foto e brani da altre fonti facendone la prima biografia su Rol.

Si trattava però di una biografia non autorizzata, e Rol ne fu particolarmente amareggiato, principalmente per il carattere sensazionalista, ma anche per altre fondate ragioni. Fu l’unico libro su di lui pubblicato quando era in vita.

Oltre ai giornalisti, tra la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta studiosi di parapsicologia lo avevano incontrato e invitato poi a sottoporsi ad esperimenti controllati dalle pagine delle riviste Metapsichica (1966-1970) e Quaderni di Parapsicologia (1970), ma senza molto successo, viste le premesse già riferite in precedenza. Peraltro, pur Rol accettando di incontrare questi studiosi, dichiarava apertamente di non aver nulla a che vedere con la parapsicologia:

«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo…».

Tutti gli studiosi che incontrarono Rol, anche se non ottennero le condizioni richieste per la sperimentazione, scrissero delle relazioni precise, con dovizia di particolari, dei loro incontri, ammettendo già al primo incontro il loro sbalordimento e confessando che probabilmente Rol era uno dei più dotati “soggetti” della storia della parapsicologia. Scrissero entusiasticamente di lui Nicola Riccardi, Piero Cassoli, Massimo Inardi (il campione di Rischiatutto), Giorgio di Simone, Gastone de Boni (l’allievo e continuatore di Ernesto Bozzano), Leo Talamonti e altri.

Tra tutti, uno solo manifestò successivamente scetticismo: Piero Cassoli, che nel 1987, venti anni dopo aver assistito agli esperimenti di Rol, descritti in maniera positiva in una relazione del 1970, sentì il peso della accumulata frustrazione per non averlo più potuto incontrare, vedendo sfumare i suoi sogni di ricercatore, e scrisse una relazione dubbiosa. Oggi gli scettici fanno notare che anche un parapsicologo dubitò di Rol, ma ignorandone o occultandone le circostanze, come dimostrato da Franco Rol.

I dubbi di Cassoli, condivisi anche da quei pochi altri scettici, erano dovuti al fatto che “dal momento che Rol rifiuta i controlli scientifici, ne consegue che potrebbe nascondere qualcosa, ovvero essere un illusionista”, una logica semplicistica che presenta la comodità di non affrontare seriamente la questione.

Ad ogni modo, dalle varie testimonianze e dai resoconti dei cronisti, emergeva la figura di un uomo incredibile, fuori dal tempo, apparentemente dotato di poteri illimitati (telepatia, chiaroveggenza, precognizione, bilocazione, traslazione, viaggi nel tempo, levitazione, elasticità del corpo, telecinesi, materializzazione e smaterializzazione di oggetti, attraversamento di superfici, folgorazione e altri) che viveva una vita riservata, immerso nella ricerca della conoscenza, circondato da libri, enciclopedie e pregevoli oggetti di antiquariato, in una casa-museo ricca di cimeli napoleonici (Rol era infatti un estimatore dell’imperatore francese).

Inoltre Rol frequentava assiduamente gli ospedali dove spesso in forma anonima portava sollievo sia psicologico che spirituale alle persone che ne avevano più bisogno. A seconda dei casi, poteva anche intervenire con i suoi poteri terapeutici, dal grado più semplice che era costituito da una azione antidolorifica, ai gradi più elevati come l’eliminazione di tumori. Ad esempio, un caso ancora poco conosciuto perché Rol non voleva che fosse pubblicizzato ha visto protagonista il regista Federico Fellini.

Ecco cosa scrive Franco Zeffirelli nella sua autobiografia:

«La ragione per cui in un primo tempo avevo esitato a contattare Rol, era un episodio capitato a Federico Fellini, che avevo trovato piuttosto inquietante. Rol aveva consigliato a Fellini di abbandonare il progetto del film al quale stava lavorando, II Viaggio di G. Mastorna, una rielaborazione, al modo di Fellini, dell’Inferno dantesco. [Fellini tuttavia era contrario e voleva portarlo avanti, fino a quando nell’aprile 1967…] Dovettero ricoverarlo e gli esami clinici accertarono che aveva una massa di tessuti cancerosi allo stomaco. (…) Dal momento in cui Fellini annunciò pubblicamente di rinunciare al film, (…) cominciò a star meglio. E gli esami radiologici dimostrarono un evidente miglioramento finché, in un paio di settimane, il tumore era praticamente scomparso. Il produttore Dino De Laurentiis, che era uno di poche parole ma di molti fatti, si infuriò, e fece causa a Fellini con feroce accanimento, cercando di screditare il regista con l’affermazione che i raggi X originali, da cui risultava il male, erano di qualcun altro: un trucco infame, sosteneva De Laurentiis. I medici erano sorpresi quanto lui, e non seppero spiegare il mistero della scomparsa del tumore. Le lastre però eran lì, a dimostrare che il tumore era realmente esistito e poi era scomparso. E le lastre, fu dimostrato, erano di Federico e non di qualcun altro.»

In questo come in altri casi, Rol agiva a distanza, non aveva cioè bisogno di essere al capezzale del malato per guarirlo. Quando questo invece avveniva, poteva agire o con l’imposizione delle mani sulla parte del corpo malata, che veniva sanata o immediatamente o dopo qualche azione ripetuta, oppure con quelli che Rol chiamava “soffioni verdi”, soffiava cioè in maniera intensa e ripetuta sulla parte malata ottenendo lo stesso effetto. Poteva inoltre percepire l’Aura intorno al corpo umano, che gli permetteva di diagnosticare eventuali malattie a seconda dei colori, ovvero delle frequenze, emesse dai vari organi. E poteva anche mettere altri in condizione di avere la stessa percezione, come anche di realizzare i suoi stessi esperimenti.

Le dichiarazioni entusiastiche su Rol sono centinaia, e sarebbero migliaia se tutti coloro che lo conobbero avessero concesso interviste o lasciato per iscritto la loro testimonianza. A titolo meramente rappresentativo, oltre alle opinioni degli studiosi di parapsicologia che sono state citate in nota, ecco cosa scrisse Federico Fellini in un suo libro del 1980:

«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c’è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama “giochi”, nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com’è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po’ arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l’eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento – a volte ha il buon umore chiassoso di un viaggiatore di commercio che ha deciso di intrattenere i compagni di viaggio – sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno “giochi” come i suoi, la tentazione dell’orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico. I “giochi” di Rol sono uno spettacolo tonificante per chiunque lo accosti con una vera disponibilità. Cioè con l’innocenza di un bambino o con il sostegno di una scienza non rigida, aperta, che non si metta in conflitto con le forme inattese della verità. Il che è anche più bello, certo più generoso. (…) Rol è un personaggio fuori della misura abituale di coloro che operano nel campo della parapsicologia.»

Non tutti però erano disposti a credere a queste testimonianze. Come già riferito, il giornalista Piero Angela nel 1978 mise in dubbio l’autenticità degli esperimenti a cui aveva assistito, così come in seguito lo scienziato torinese Tullio Regge, entrambi concordi sul fatto che solo un esperimento effettuato in condizioni di controllo, con la presenza di un prestigiatore per evitare la possibilità di un trucco, e replicabile, avrebbe consentito di accertare la reale natura paranormale dei fenomeni che si producevano con Rol.

Come è già stato detto però, tali premesse metodologiche si scontravano con quelle di Rol, il quale peraltro non era prevenuto nei confronti degli illusionisti, nonostante la falsa diceria messa in giro dai più scettici che si rifiutasse di incontrarne. Ne ha ospitati a casa sua almeno 5, tra cui due famosi professionisti, ma solo a titolo amichevole, ovvero a prescindere dal fatto che si occupassero di illusionismo. Per Rol contavano infatti le persone, non le professioni.

La testimonianza forse più decisiva, su questo fronte, è quella di Carlo Buffa di Perrero, perché ebbe modo insieme al padre di verificare in più occasioni l’autenticità degli esperimenti di Rol.

Buffa di Perrero si occupa di turismo, ma sin da bambino ha la passione dei giochi di prestigio, che era anche quella del padre Ermanno Buffa di Perrero, pluridecorato per meriti bellici e civili, e direttore del Club Alpino Italiano.

Le famiglie Rol e Buffa avevano occasione di incontrarsi frequentemente, o a Cavour, antica residenza dei conti di Perrero, o a Torino. E in tali occasioni, soprattutto negli anni ’60 e ’70 quando Carlo era giovane, Rol faceva i suoi esperimenti come di consueto, e Carlo tentava di scoprire il trucco, come ha raccontato più volte, senza mai trovarlo. I Buffa furono inoltre tra i promotori e fondatori del futuro Circolo Amici della Magia di Torino, il più noto club di illusionisti italiano.

Ermanno vi introdusse tra l’altro Elio De Grandi, che poi prenderà il nome d’arte Alexander, che negli anni ’80 conoscerà Rol, anche se non per suo tramite, ma attraverso la cugina Elda Rol (moglie del pilota Franco Rol) all’epoca assidua giocatrice di bridge e promotrice di tornei.

Anche Alexander in più occasioni ha parlato positivamente di Rol, sebbene a differenza dei Buffa ha dichiarato di non aver assistito agli esperimenti. Ha però testimoniato direttamente un episodio di chiaroveggenza e ha conosciuto diverse persone degne di fiducia che gli hanno raccontato episodi così chiari dal punto di vista del loro svolgimento, da portarlo a propendere per la autenticità della fenomenologia di Rol.

L’altro illusionista professionista ad aver conosciuto Rol è Tony Binarelli, che fu invitato una sera a casa sua e assistette alla materializzazione di un acquerello senza riscontrare alcun tipo di manipolazione.

Infine, degna di nota in questo ambito la testimonianza del prof. Giuseppe Vercelli, psicologo e prestigiatore amatoriale, il quale assistette ad alcuni esperimenti con le carte senza che Rol fosse informato del suo hobby e che fosse socio del Circolo Amici della Magia. Vercelli ha dichiarato, senza alcuna ombra di dubbio, che Rol non toccava le carte, facendole maneggiare solo ai presenti, cosa che sarebbe impossibile per un prestigiatore. La sua testimonianza coincide con quella di altre decine di persone, che pur non conoscendo i trucchi degli illusionisti hanno la certezza dell’autenticità di questi esperimenti soprattutto per tale motivo, tanto più che molto spesso i mazzi venivano portati da loro ed erano ancora nuovi e sigillati, e in certi casi persino in luoghi distanti da Rol, che realizzava gli esperimenti per telefono. Come ha dichiarato Alexander, «se le condizioni riferite da decine di testimoni sono proprio quelle» (ovvero, Rol non toccava le carte), «allora nessun prestigiatore sarebbe in grado di riprodurre gli esperimenti di Rol» con le carte.

L’esperto di mentalismo Aroldo Lattarulo, in una sua pubblicazione del 2014, analizza le pretese dei detrattori di spiegare la fenomenologia di Rol con l’illusionismo arrivando alla conclusione che vi siano troppi elementi che contraddicono questa ipotesi, propendendo invece a considerare Rol e le sue ragioni come autentiche. Franco Rol, un cugino di Gustavo che ha conosciuto piuttosto bene sin da bambino, curatore di un sito a lui dedicato e autore di due studi approfonditi, ha portato all’evidenza dei ricercatori che vi sarebbe un precedente agli esperimenti di Rol con le carte (che lui considerava l’ABC delle sua fenomenologia) che fornirebbe la prova del nove della loro autenticità, oltre a parametri complementari che permetterebbero altresì di comprenderne la dinamica. Ha fatto anche notare che tali esperimenti sono fondamentali per capire le sue altre “possibilità” (49 secondo la sua classificazione), perché rivelerebbero una struttura di carattere matematico in stretta relazione con il sistema nervoso degli esseri viventi.

Dopo la morte di Rol sono proliferate le biografie, gli articoli e le trasmissioni televisive, a cominciare da Stargate su La7 nel 2001 e 2002, e raggiungendo il culmine in occasione del centenario della nascita, nel giugno 2003, quando gli fu dedicata una puntata della trasmissione Porta a Porta su Rai Uno e il quotidiano La Stampa gli riservò numerosi articoli e pagine intere.

Il 28 marzo 2007 il giornalista Corrado Augias dedicò a Rol una puntata della sua trasmissione Enigma, così come il 26 dicembre dello stesso anno fece Gianni Minoli per la sua trasmissione La storia siamo noi.

Nel 2008 History Channel ha trasmesso a più riprese un documentario dedicato a Rol prodotto e diretto da uno dei figli di Mike Bongiorno, Nicolò (Rol. Un mondo dietro al mondo), mentre il programma Voyager condotto da Roberto Giacobbo ha mandato in onda il suo servizio più lungo su Rol nel gennaio 2013, dopo avergli dedicato brevi spazi in occasioni precedenti.

Sono attualmente allo studio vari progetti per trasporre l’affascinante storia di Rol in opere cinematografiche, teatrali e televisive.

Il pensiero

Il pensiero di Rol può riassumersi sinteticamente abbastanza bene in queste parole di Dino Buzzati:

«Rol dichiara di non essere un medium. Rol, cattolico convinto, non crede che l’anima dei morti possa tornare fra noi e manifestarsi. Crede che, all’atto della morte, l’anima torni alle origini, ma sulla terra possa restare un quid, chiamiamolo pure “spirito”, cioè la carica di vitalità e di intelligenza che l’uomo trasmise alle sue opere. Questo “spirito” può, in determinate circostanze, ripetere cose che aveva fatto durante la vita, non mai creare qualcosa di nuovo o rivelare i segreti dell’aldilà. Il Ravier che tra poco dovrebbe dipingere…non è l’anima del defunto pittore bensì quella parte spirituale di lui che fu spesa su questa terra e che qui continuerà a esistere anche fra cento milioni di anni.»

Il quid di cui parla Buzzati, Rol lo ha definito “spirito intelligente”, ed è analogo al “residuo psichico” di cui parla la tradizione metafisica, come ben spiegato da René Guénon.

Ma ecco come Rol stesso spiega di cosa si tratta:

«Ogni cosa ha il proprio spirito le cui caratteristiche stanno in rapporto alla funzione della cosa stessa. Quello dell’uomo però è uno “spirito intelligente” perché l’uomo sovrasta ed è in grado, per quanto lo riguarda, di regolare, se non di dominare, gli istinti che sospingono incessantemente tutto ciò che esiste e si forma. Questa prerogativa dell’uomo è sublime e tale la riconosce nel preciso istante che egli la percepisce. Ho definito coscienza sublime ogni impegno volto a raggiungere, sia pure attraverso la materia, dimensioni fuori della consuetudine. Ammesso che la genialità faccia ancor parte dell’istinto, i prodotti della genialità appartengono invece a quella libertà di creare che è prerogativa dello “spirito intelligente” dell’uomo, quindi ben oltre l’istinto stesso. Questa considerazione sarebbe sufficiente a comprendere l’esistenza dell’anima la quale si identifica poi in quell’armonia universale alla quale contribuisce e partecipa. Quando mi venne chiesto di esprimere il mio pensiero a proposito della medianità e dello spirito non ho esitato a rispondere che ogni individuo possiede un certo potenziale di medianità. Sul significato di questa parola però ho posto delle riserve di ordine etico e biologico. Per quanto riguarda lo spiritismo, invece, mi trovai in perfetta collisione e collusione e ciò proprio a causa dello “spirito intelligente”. Con l’arresto di ogni attività fisica – la morte del corpo – l’anima si libera ma non interrompe la propria attività. Lo “spirito intelligente”, invece, rimane in essere e anche operante.»

L’altra nozione chiave del pensiero di Rol è quella di “coscienza sublime” a cui fa cenno nel brano citato. Un amico di Rol, Pierlorenzo Rappelli, riferiva negli anni ’60:

«Egli asserisce di fare esperimenti di “coscienza sublime” ed aggiunge che la “coscienza sublime” è una tappa avanzata sulla strada della conoscenza dell’anima, oltre quella sfera dell’istinto esplorata da Freud.»

In diverse occasioni Rol fornisce altre indicazioni. Ecco degli estratti:

«La “Coscienza Sublime” non è una religione e neppure una scienza. Se vuole può considerarla, sotto un certo aspetto, come una filosofia. In ogni caso è una tappa raggiunta sulla strada della conoscenza dell’anima. Alla “Coscienza Sublime” si accede attraverso una vera e propria iniziazione, dove l’esistenza di Dio, la sopravvivenza dell’anima e l’assenza di qualsiasi speculazione morale e materiale formano la base di tutto l’edificio».

«Lo stato di coscienza sublime è l’unione con l’Assoluto, un Tutto, un’interezza senza separazione alcuna.»

«Quando si entra nella sfera della “Coscienza Sublime” tutto diventa possibile».

Franco Rol ha messo in relazione la “coscienza sublime” con lo stato più alto della coscienza così come riferito da varie tradizioni spirituali, come ad esempio il nirvana e il samadhi della tradizione indù, il fana’a di quella islamica o il satori di quella zen. Da anni sostiene inoltre che la “legge” che Rol scoprì nel 1927 è riconducibile alla metafisica e alla pratica dello yoga.

Ha anche sempre insistito nel definire Rol come “Maestro spirituale occidentale, Illuminato, Risvegliato”, laddove i cronisti – salvo rare eccezioni – lo definivano prevalentemente “sensitivo”, una qualifica molto limitata che non tiene conto della complessità del personaggio, ma solo di una delle caratteristiche del suo status di Maestro, o Siddha Guru.

L’unica definizione che Rol diede invece di se stesso fu la seguente:

«Io debbo necessariamente agire con ‘spontaneità’, quasi “sotto l’impulso di un ordine ignoto” come disse Goethe. Mi sono definito “la grondaia che convoglia l’acqua che cade dal tetto”. Non è quindi la grondaia che va analizzata, bensì l’acqua e le ragioni per le quali “quella Pioggia” si manifesta. Non è studiando questi fenomeni a valle che si può giungere a stabilirne l’essenza, bensì più in alto dove ha sede lo “spirito intelligente” che già fa parte di quel Meraviglioso che non é necessario identificare con Dio per riconoscerne l’esistenza. Nel Meraviglioso c’è l’Armonia riassunta del Tutto e questa definizione é valida tanto per chi ammette quanto per chi nega Dio.»

Come segnalato da Buzzati, Rol era cattolico, ma al tempo stesso amava tutte le religioni, rispettandole ed avendo una conoscenza profonda delle varie dottrine. Considerava tuttavia come suo punto di riferimento fondamentale l’insegnamento e la vita di Gesù Cristo.

«Gustavo Rol è un uomo che Dio ha mandato fra di noi per renderci migliori» Franco Zeffirelli, 1987

«Rol sfugge alla nostra possibilità di comprensione. È un mistero» Cesare Romiti, 2000

«…un individuo dotato di poteri incredibili» Guido Ceronetti, 2002

«… una personalità fra le più sorprendenti del secolo» Alberto Bevilacqua, 2000

«… è il più indecifrabile e fascinoso enigma in cui mai mi sia imbattuto» Roberto Gervaso, 1978

«Tra le persone a cui rivolgo una preghiera quando sono in difficoltà c’è anche lui…» Vittorio Messori, 2002

«A l’incroyable Rol, qui ne sera croyable qu’après demain seulement» (All’incredibile Rol, che sarà credibile solamente dopodomani) Jean Cocteau (dedica)

«Sono rimasto sbalordito, ma niente affatto sgomento: anzi, consolato ed arricchito» Valentino Bompiani

«A Gustavo Adolfo Rol che cammina come un illuminato sulla geografia dell’inconoscibile e della relatività» Pitigrilli (dedica)

«Quell’uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei» Charles De Gaulle

«Al dottor Rol, con ammirazione per il suo lavoro ultra-umanitario» Vittorio Valletta (dedica)

«Gustavo era un essere meraviglioso che manca a tutti noi e che ci ha lasciato esperienze incredibili, emozioni uniche e straordinarie…» Valentina Cortese, 2002

«…è l’uomo più sconcertante che io abbia incontrato. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene» Federico Fellini, 1964

«Religiosissimo, credo che appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio…» Nico Orengo, 1994

«Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile… dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà» Dino Buzzati, 1965

«…sono certo che nei pochi attimi in cui i nostri sguardi si sono incrociati mi abbia trasmesso qualcosa di veramente importante: il dono della creatività» Umberto Tozzi, 2009

«Rol è un mistico» Gillo Pontecorvo, 1967

«Il viso è bellissimo. Ha occhi luminosi, un sorriso dolce». Mario Soldati, 1987

«…in quell’uomo di grande saggezza e di fede straripante esiste qualcosa che forse nessuno riuscirà mai a spiegare». Alberto Lionello, 1987

FONTE: http://gustavorol.org/index.php /it/wikipedia-alternativa

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