* T. LOBSANG RAMPA *

(1910 – 1981)

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LOBSANG RAMPA BIOGRAFIA

Tuesday Lobsang Rampa, all’anagrafe Cyril Henry Hoskin (Plympton, 8 aprile 1910 – Calgary, 25 gennaio 1981), è stato uno scrittore britannico.  Divenne noto al pubblico britannico nel 1956 con la pubblicazione del suo libro “Il terzo occhio” (The third eye), uscito in Italia due anni dopo. L’autore sosteneva di essere un lama tibetano che raccontava le proprie esperienze vissute in un monastero in Tibet nel quale aveva vissuto fin dall’età di 7 anni. Due anni dopo Heinrich Harrer scoprì, tramite un investigatore privato, che l’autore del libro era in realtà un inglese che non era mai stato in Tibet e che non parlava tibetano. 

Dalla “Nota del traduttore” dell’edizione italiana Mondadori del 1961: “Dice l’accusa, e testimoniano cronisti e detective: «Lobsang Rampa» è un semplice, comunissimo inglese del Devon – comunissimo almeno fino al giorno in cui, nel 1947, si fece radere a zero, si lasciò crescere una folta e profetica barba, cambiò nome in «Dr. Kuan-suo» e, con ansioso stupore della moglie, si vestì da tibetano; peggio ancora, fino al giorno in cui, due anni dopo, riavutosi da un incidente seguito da commozione cerebrale, rivelò una personalità del tutto nuova, nel sicuro possesso di «ricordi» completamente distaccati dalle vicissitudini del suo Io anagrafico”.

LOBSANG, T. RAMPA: UN X FILES LETTERARIO

Abbiamo voluto offrire ai nostri lettori, che ancora non lo avessero fatto, la possibilità di approfondire una serie di argomenti trattati già alla fine degli anni cinquanta, da colui che si faceva chiamare Lobsang Thuesdy Rampa e diceva di essere la reincarnazione di un monaco tibetano. 

Per dovere di cronaca, prima di invitare il lettore a leggere i passi salienti delle opere di Rampa, che sono, per le nostre ricerche, più interessanti e che sono stati curati da Luciano Pederzoli, in un mostruoso lavoro di editing e ricerca, citiamo tre lettere la prima delle quali è comparsa sul Daily Mail del primo febbraio del 1958, dove un giornalista di turno cerca di distruggere la figura di Rampa. Seguirà la risposta di Rampa ed infine una lettera della moglie del reincarnato Rampa. 

La Versione della Stampa:
(dal Daily Mail del primo febbraio del 1958) 

L’uomo accettato da migliaia di persone come il Lama tibetano del “Terzo Occhio” si è rivelato un brillante imbroglione. Non è affatto un lama e non arriva neppure dal Tibet. È un figlio di un idraulico di Plymouth, Devon, un certo Mr. Cyril Henry Hoskins. Nella villa posta sulla sommità di una collina vicino a Dublino, lui e la moglie vivono beatamente, come dottor Kuan e signora, con la ventisettenne Shelagh Rowse, un tempo gaia esponente del bel mondo del West End. La donna fa parte di suoi numerosi seguaci che credono nei poteri celestiali ed extrasensoriali del Lama, suscitati, secondo la sua versione, da un’operazione al cervello che gli ha conferito il “Terzo Occhio”.

Come Dr. Kuan-Sou, o sotto il suo pseudonimo preferito, Dr. Kuan, legge le stelle e fornisce consigli in merito a problemi relativi alla salute o allo spirito, sotto compenso di una certa parcella. Sua moglie, ex infermiera diplomata presso l’ospedale di Richmond quando si sposarono, il 13 aprile del 1940, mi disse: “Quel libro è tutta un’invenzione. Mio marito aveva intrapreso, senza successo, svariate professioni. Ci servivano dei soldi per vivere e così si convinse a scrivere quella roba. I nostri introiti dipendono dalla percentuale alle vendite. Adesso un investigatore privato di Liverpool lo ha tacciato d’essere uno dei più grandi imbroglioni del secolo”.

Le rivendicazioni del Dr. Kuan sono state esposte con dovizia di particolari nel suo libro. Sulla copertina, descrive come, all’età di sette anni, sia entrato in un monastero tibetano e come il Dalai Lama abbia decretato che le sue eccezionali qualità di sensitivo erano state determinate da un operazione chirurgica nota come “L’apertura del terzo occhio”. 

Nel libro spiega il suo travaglio, durato diciassette giorni, che gli conferì il terzo occhio. Tuttavia non è mai stato nel Tibet. Non ha mai affrontato un’operazione al cervello. È un uomo malato con un disturbo cardiaco del cuore ed altri acciacchi. Eccovi alcune delle sue affermazioni: “Dopo aver lasciato il Tibet, ha combattuto con le forze nazionaliste cinesi contro il Giappone ed è stato fatto prigioniero. Dopo la caduta della prima bomba A sul Giappone, è scappato su una imbarcazione da pesca alla volta della Corea ed ha raggiunto l’Inghilterra passando da Mosca e successivamente da New York. Ha volato su un disco volante ed è figlio di un principe del Tibet”. 

Questa è invece la realtà. Ha 47 anni, è figlio di un idraulico rispondente al nome di Joseph Henry Hoskins. Dopo aver abbandonato gli studi, ha aiutato il padre fino alla morte di questi, nel 1937, dopodiché, assieme alla madre, si è trasferito nel Nottinghamshire. Ha lavorato in una fabbrica produttrice di strumenti chirurgici, dopo è passato impiegato frequentando per corrispondenza una scuola di ingegneria. Successivamente si è raso il capo, si è lasciato crescere la barba e ha mutato il nome in dottor Kuan-Suo. 

Ora lui e la moglie vivono presso la signora Rowse, figlia di Johon Isherwood, padrone della cartiera di New Mills, nel Derbyshire, a Howth vicino a Dublino. Benché ammalato, Mr. Oskins mi inviò un messaggio nel quale difendeva a spada tratta l’autenticità del libro. Essa diceva: “La vicenda è vera ma per motivi specialissimi, l’identità dell’autore tibetano non può essere rivelata. Non ho mai insudiciato nessuno in vita mia, per nessun prezzo, e non lo farò certo ora. Ormai mi restano poche speranze di vita. Questo nuovo disturbo le sta riducendo ulteriormente. È solo la coscienza a guidarmi. Ho avuto un’esistenza amara e difficile e, nonostante la pubblicità negativa che è stata fatta attorno al mio nome, ritengo di star facendo ciò che è giusto”. 

Il marito della signora Rowse, Johon, ex ufficiale dell’esercito, abitane a Kensington, ci ha riferito l’altra sera nel suo ufficio cittadino: “Sono al corrente delle notizie che circolano su Lobsang rampa, ma non ci credo assolutamente e non ho nessuna voglia di discuterne. Lo conosco da due anni e sono convinto che sia in buona fede. E’ stato ospite a casa mia, un buon amico sia di mia moglie che mio personale, e sono certissimo che non si tratti di un imbroglione”. 

La madre della signora Rowse, Margaret mi ha detto: “Mia figlia mi ha raccontato che è un brillante chirurgo e, implicitamente, è convinta che provenga da una famiglia tibetana di alto rango. Ritiene inoltre che sia dotato di straordinari poteri extra sensoriali”. 

Il suo agente, Mr. Brooks di Mayfar, così parla: “Sono sorpreso. E’ dotato di straordinarie facoltà telepatiche, delle quali mi ha dato prova i molte occasioni”. Mr. Warburg, direttore della casa editrice che ha pubblicato il libro, sostiene: “Sono molto sorpreso. Credevo fosse cinese. Noi stessi non eravamo molto sicuri de libro e pertanto l’abbiamo inviato in visione a venti diverse persone, le quali hanno tutte fornito opinioni diverse. Nella prima edizione abbiamo pubblicato una prefazione nella quale sostenevamo di non poter garantire l’autenticità dei fatti e che lasciavamo ogni giudizio al lettore. E’ stata comunque pubblicata come una storia vera”. 

La risposta di Lobsang Rampa:
(dal libro di Douglas Baker, “L’apertura del terzo occhio”, Gruppo editoriale Armenia, 1999) 

Il Terzo Occhio è assolutamente veritiero e tutto quanto ho scritto in quel libro corrisponde a verità. Io, un Lama tibetano, attualmente occupo ciò che era in origine il corpo di un uomo occidentale, e tale fenomeno si verifica con l’esclusione permanente e totale dell’ex-occupante. Questi mi ha dato il pieno assenso, felice di sottrarsi alla vita su questa Terra in considerazione della mia pressante necessità. 

L’effettivo mutamento si è verificato il 13 giugno del 1949 ma la strada ha dovuto essere preparata qualche tempo prima. So di avere un compito speciale da assolvere e mi sono reso conto che, per svariate motivazioni ad esso connesse, sarei dovuto venire in Inghilterra. Sul fine del 1947, mediante telepatia, riuscii ad inviare delle impressioni alla persona adatta. Nel febbraio del 1948 questi mutò il suo nome legale di Deed Pool assumendo quello di Kuan-Suo. 

Per facilitare tale metamorfosi, la persona in questione cambiò indirizzo svariate volte e perse i contatti con la totalità di amici e parenti. Il 13 giugno del 1949 ebbe un leggero incidente, culminante in una commozione cerebrale, che “gli fece perdere la nozione di se stesso”. Ciò consentì il mio avvicendamento. 

Successivamente tentai con molto impegno di trovarmi un lavoro in Inghilterra ma, per diversi motivi, mi mancò l’assistenza dell’ente interessato. Per anni ed anni mi recai periodicamente presso gli uffici di collocamento di Tavistock Square, a Londra. Mi rivolsi anche a svariate agenzie private, corrispondendo ad esse notevoli somme, ma nessuna fece qualcosa per trovarmi un’occupazione. Per un certo periodo vissi con i risparmi che avevo accantonato e quel poco che riuscivo a guadagnare come collaboratore esterno di case editrici o società pubblicitarie. 

Ho uno speciale compito da adempiere in quanto, durante la mia vita nel Tibet, sono stato sulle Montagne del Chang Tang dove ho visto un’apparecchiatura che consente alle persone di vedere l’Aura umana. Sono un sensitivo e pertanto in grado di vedere l’Aura, come ho dimostrato svariate volte ad un sacco di gente, ma mi rendevo conto che, se i medici ed i chirurghi fossero stati in grado d’individuare l’aura umana, avrebbero potuto determinare le varie malattie a carico dell’organismo umano prima che fosse troppo tardi. Non riuscii a venire in Inghilterra nel corpo che prima possedevo. Ci provai ma invano. 

L’aura è semplicemente una corona di scarico del corpo, della forza vitale. È simile alla corona di scarico che si forma attorno ai cavi dell’alta tensione, fenomeno al quale chiunque può assistere nelle notti di nebbia. Se le ricerche in tal senso fossero sovvenzionate in modo considerevole, la scienza medica troverebbe fra le mani uno degli strumenti più potenti per la cura delle malattie. 

Dovevo disporre di denaro per condurre in porto la mia missione, ma non mi sono mai fatto pagare per curare le malattie di quanti si rivolgevano a me o, comunque, per sgravarli del fardello che si portavano sulle spalle, come un certo tipo di stampa vorrebbe far credere. 

Perché ho scritto “Il Terzo Occhio”? Non certo perché morivo dalla voglia, ma per la disperata necessità di trovare un lavoro che mi consentisse di portare avanti il mio compito. Mr. Brooks disse che avrei dovuto scrivere un libro. Risposi che non ne avevo alcuna intenzione e così ci lasciammo. Lui mi scrisse suggerendomi, ancora una volta, che avrei dovuto farlo. Nel lasso di tempo intercorrente fra il colloquio ed il ricevimento della lettera, mi ero presentato per altri posti ma ero stato rifiutato. 

Così con molta riluttanza, accettai l’invito di Mr. Brooks e, ancora una volta, ribadisco che tutto quanto è scritto nel libro corrisponde a verità. Così com’è vero l’intero contenuto del mio secondo libro “Il Lama Medico”. Non bisogna prestare molto affidamento agli “esperti”, ai “saggi tibetani” quando si vede come un esperto contraddice l’altro, quando non riescono a mettersi d’accordo su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Inoltre, in fin dei conti, quanti saggi tibetani sono entrati in un monastero all’età di sette anni, hanno compiuto tutto il percorso della vita come tali e alla fine hanno assunto il corpo di un occidentale? Io l’ho fatto. 

Testimonianza di Sanya Kuan S.R.N.:
(dal libro di Douglas Baker, “L’apertura del terzo occhio”, Gruppo editoriale Armenia, 1999)

È tutta una manfrina. Per quanto mi è dato di vedere, il gran rumore fatto attorno all’autore de “Il Terzo Occhio” non ha sortito altro effetto che quello di aumentare il prestigio di Lobsang Rampa, portando più che mai il suo best seller, all’attenzione pubblica. Una signora, emerita autorità nel campo delle discipline e religioni orientali, ha espresso il parere che, se i fatti corrispondessero a realtà, Lobsang Rampa sarebbe un personaggio davvero straordinario. Ora è sicura che infatti sono veri. 

Molti si porranno degli interrogativi sulla sorte di colui che aveva occupato quel corpo occidentale prima che fosse occupato da un tibetano ed io, in qualità di moglie, vorrei dire qualcosa in merito agli avvenimenti che hanno potato a quel cambiamento di personalità. 

Alle prime avvisaglie di qualcosa di diverso, rimasi alquanto sorpresa. Conducevamo una quieta esistenza nel Surrey, dove mio marito esplicava funzioni di consulente presso un Istituto per corrispondenza. La guerra era finita da due anni. Tutto avvenne difatti verso il finire del 1947. Dopo essere rimasto tranquillamente a sedere per alcun minuti, mi disse: “Sto per cambiare nome”. Sorpresa oltre ogni dire, lo fissai sbigottita poiché non riuscivo a capire la motivazione. Non avevamo niente da nascondere, nulla da cui scappare. Mi ci vollero alcuni minuti per riprendermi, dopodiché lui continuò, “Sì non ci chiameremo più Deed Pool, bensì Kuan-Suo”. 

Alla fine del mese di febbraio del 1948, tutte le formalità erano state espletate e non avevamo più alcun diritto al nostro cognome precedente. Il datore di lavoro di mio marito non l’aveva certo presa molto bene. Ma d’altronde non poteva fare molto, soprattutto tenendo conto che, proprio in quei giorni, anche uno dei direttori della società aveva apportato un mutamento alle sue generalità.

Naturalmente tutti pensarono che eravamo usciti di senno, ma la cosa non mi preoccupava affatto, avevo vissuto con mio marito per otto anni e sapevo che, quando si metteva in testa di far qualcosa, ne aveva anche un valido motivo. Tuttavia ci accorgemmo ben presto che, rivolgendoci la parola, la gente non ci chiamava più per nome e, anche dopo averlo visto scritto, non sembrava in grado di pronunciarlo; per quel motivo, in un secondo tempo, l’abbiamo contratto in Ku’an. Voglio mettere bene in chiaro questo punto perché, in nessuna circostanza, siamo ricorsi ad uno pseudonimo come da alcune parti si è sostenuto in malafede. 

Più o meno in quel periodo, mio marito parlava molto dell’oriente e, in alcune occasioni, amava anche indossare abiti orientali; spesso aveva un’aria molto preoccupata e, diverse volte, cadeva in uno stato di trance e parlava in una lingua sconosciuta, che ora credo sia appunto un idioma dell’est. Nel luglio del 1948 prese di nuovo una decisione improvvisa, stavolta quella di rinunciare all’impiego, ciò che fece con grande costernazione del suo datore di lavoro che l’aveva sempre ritenuto un elemento prezioso e coscienzioso. 

Dietro questa cosa c’era la determinazione di lasciare la zona e perdere così ogni contatto, cosa che facemmo. Nel giro di un anno avevamo completamente perso di vista tutte le precedenti conoscenze e abbandonato ogni legame con l’esistenza precedente. Facevamo in modo di sbarcare il lunario con quanto avevamo risparmiato e con i proventi che racimolavamo dalle varie forme di collaborazione editoriale. 

Il giorno in cui mi capitò di guardare fuori dalla finestra e di vedere mio marito riverso ai piedi di un albero del giardino, costituisce per me un ricordo indelebile. Mi precipitai fuori e, quando lo raggiunsi, si stava riprendendo ma a me, infermiera diplomata, parve intontito o qualcosa di simile. Quando alla fine riacquistò conoscenza, sembrava comportarsi in modo diverso, a me incomprensibile. 

Dopo averlo accompagnato all’interno dell’abitazione, dove lo sistemai sul letto di una stanza al primo piano, pensai subito di far venire un medico al più presto possibile, ma stavo facendo i conti senza di lui, quasi intuendo la mia angoscia, mi pregò di non farlo, assicurandomi che stava bene. In effetti parlava in modo molto diverso, più esitante, quasi avesse difficoltà, con la lingua, ed anche la voce sembrava più profonda. 

Per un certo periodo mi preoccupai, poiché avevo l’impressione che avesse subito una certa alterazione della memoria, come se facesse dei calcoli prima di parlare o di muoversi; solo più tardi appresi che si stava sintonizzando sulla mia mente per vedere cosa mi aspettavo da lui. 

Non mi vergogno ad ammettere che, all’inizio, ero alquanto sconvolta, ma ora la cosa mi pare del tutto naturale. Tuttavia non smetterò mai di chiedermi come una persona così comune come me abbia potuto essere tanto intimamente associata ad un fenomeno straordinario quale l’avvento di un Lama tibetano nel mondo occidentale. 

Opere

“Il Terzo Occhio” – (1958)
“Il medico venuto da Lhasa” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma 1976
“Storia della mia vita” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1977
“La caverna degli antichi” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1976
“Vivere con il Lama” – (1964)
“I Segreti dell’Aura” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1975
“La veste color zafferano” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1977
“Capitoli della Vita” – (1967)
“Al di là della Decima” – (1969)
“Nutrire la Fiamma” – (1971)
“L’Eremita” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1987
“La Candela nr 13” – (1972)
“A lume di candela” – (1973)
“Crepuscolo” – (1975)
“Come era” – (1976)
“Questa è la verità” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1991
“Tre Vite” – (1977)
“Il saggio del Tibet” – Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1988

FONTE: http://ufoonline.freeforumzone.com/discussione.aspx?idd=10000231

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