* OSHO *

(1931 – 1990)

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OSHO BIOGRAFIA

Osho è un mistico e un Maestro di vita, da molti considerato uno degli uomini che hanno “fatto” il ventesimo secolo. Il suo International Meditation Resort di Pune, in India, è famoso in tutto il mondo come il centro di meditazione più eclettico e completo.

I suoi discorsi, raccolti in 600 libri, di cui oltre 200 tradotti in italiano, continuano a influenzare milioni di persone di tutte le età e di ogni livello sociale e culturale.

Al suo lavoro è stato dedicato un intero sito multilingue: www.osho.com dove è possibile approfondire qualunque argomento riguardante Osho, la sua visione, le meditazioni da lui create, il Meditation Resort di Pune, i centri di meditazione in Italia e nel mondo.

Biografia

Osho nasce l’11 dicembre 1931 nel Madhya Pradesh, in India centrale. Fin dalla più tenera età si pone di fronte all’esistenza come spirito libero, desideroso di sperimentare la vita in prima persona, insofferente a regole e a norme imposte o acquisite ciecamente.

La sua ricerca della verità raggiunge il punto culminante all’età di ventun anni, il 21 marzo 1953. Quel giorno, Osho vive nel proprio essere la più alta vetta di consapevolezza sperimentabile dall’uomo: l’illuminazione. Descritta in Oriente come “l’istante in cui la goccia si fonde nell’oceano, nell’attimo stesso in cui l’oceano si riversa nella goccia”, per noi è più facile comprenderla come “la totale rottura e la caduta delle maschere con cui comunemente ci identifichiamo per sopravvivere e attraverso cui viviamo la nostra vita e i rapporti con gli altri, perdendo la capacità di metterci in contatto diretto con la realtà dell’esistenza”.

Avere aperto gli occhi sulla realtà dell’esistenza così com’è, libera da pregiudizi, non condizionata da immagini mentali e non distorta da desideri e speranze, lo spinge a condividere quell’esperienza di trasformazione. Inizia quindi a viaggiare per tutta l’India, prima partecipando a convegni e dibattiti e successivamente (alla fine degli anni cinquanta) tenendo conferenze a folle di anche centomila persone. Termina comunque gli studi nel 1956, laureandosi in filosofia, e prosegue la carriera universitaria come professore al Sanskrit College di Rajpur prima e come docente alla cattedra di filosofia presso l’università di Jabalpur dopo.

Solo agli inizi degli anni sessanta si sente pronto a intraprendere un tipo di lavoro diverso: aiutare altri esseri umani a vivere la stessa esperienza da lui sperimentata. Tenta così di fare ciò che non può essere fatto, di condividere ciò che non può essere condiviso, di insegnare ciò che non potrà mai – per sua stessa natura – essere insegnato. Paradossalmente, è proprio a partire da questa “incomunicabilità” che a lui si uniscono alcuni ricercatori, la cui vera motivazione è conoscere il proprio essere direttamente, senza alcun tipo di mediazione. E nel 1964 Osho inizia a organizzare Campi di Meditazione durante i quali utilizza tecniche innovative, di tipo dinamico, in grado di aiutare a cogliere quel “silenzio oltre i silenzi” in cui la nostra vera natura si manifesta, nell’esplosione di un’esperienza indubitabile.

Nel 1966 Osho abbandona completamente la carriera universitaria e alla fine degli anni sessanta si stabilisce a Bombay, dando vita a un ashram, o “comunità spirituale”, che viene trasferito a Pune il 21 marzo 1974, in occasione del ventunesimo anniversario della sua illuminazione.

Riconosciuto come “Maestro di Realtà” da quanti vivono intorno a lui, dopo un’esperienza in America, conclusasi tragicamente con il suo arresto e l’avvelenamento – scoperto grazie ad analisi mediche solo nel 1987 – l’ashram di Pune torna a essere il cuore del suo lavoro: qui Osho crea, alla fine degli anni Ottanta, un “laboratorio di crescita” il cui impatto richiama ancor oggi da ogni parte del mondo ricercatori del vero, consapevoli di trovare in questo luogo, fortemente immerso nella meditazione, lo stimolo esistenziale in grado di scuotere l’equilibrio interiore e spostare il centro della propria auto-identificazione dal senso di separatezza che ci contraddistingue a una profonda appartenenza alla vita.

Osho ha spiegato che questo nome con cui vuole essere ricordato deriva da “Oceanico” (pronunciato osheanic, in inglese). Questo termine, coniato dal filosofo inglese William James, è stato usato per indicare l’esperienza del “dissolversi nell’oceano dell’esistenza”, comune alle varie forme di esperienza religiosa.

“Ma oceanico descrive solo l’esperienza” ha spiegato. “Come definire colui che fa quell’esperienza della vita? Per definirlo usiamo il termine ‘Osho'”.

Un suono, dunque, che evoca forti echi nel nostro essere, più che una figura storica… così Osho ha voluto essere ricordato da quanti traggono ispirazione e alimento dalla sua visione, quasi a testimoniare che la ricerca del vero e l’evoluzione della consapevolezza, trascendono la vita del singolo individuo, appartenendo all’esistenza dell’uomo in quanto tale, nei secoli.

Osho ha affermato: “Io non faccio parte di alcun movimento. Il mio operare è qualcosa di eterno che sta accadendo da quando il primo uomo apparve sulla Terra e continuerà fino all’ultimo uomo. Non è un movimento, è l’essenza stessa dell’evoluzione: io sono parte dell’eterna evoluzione dell’uomo. Cercare la verità non è cosa nuova né vecchia. La ricerca del proprio essere non ha nulla a che fare con il tempo. Potrei non esserci più, ma ciò che sto facendo continuerebbe. Nessuno ne è il fondatore, nessuno ne è il leader, è un fenomeno immenso! Molti illuminati sono apparsi, hanno dato il loro contributo e sono scomparsi, ma il loro contributo ha condotto l’umanità un po’ più in alto, l’ha resa un po’ migliore, un po’ più umana. Essi hanno lasciato il mondo un po’ più bello di come l’avevano trovato”.

Seguendo le sue precise disposizioni, nella sua tomba è stata apposta questa scritta:
“Osho, mai nato, mai morto,
ha visitato il pianeta Terra,
tra l’11 Dicembre 1931 e il 19 Gennaio 1990”
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Fonte: http://www.oshoba.it/p/osho.htm

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