* PADRE ANTHONY ELENJIMITTAM *

(1915 – 2011)

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PADRE ANTHONY ELENJIMITTAM BIOGRAFIA

E’ stato chiamato “L’apostolo itinerante dell’unione delle religioni”.

“I veri sannyasin, che sono in grado di dedicare costantemente a Dio la loro vita, sono come le api che si posano solo sui fiori e ne succhiano il miele… Fissate sempre la vostra mente su Dio. Sul principio dovrete lottare un poco ma poi riscuoterete i vostri profitti (Sri Ramaskrishna – Kotamruta)”.

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Così una notte, il nostro samnyasin e premuroso compagno di viaggio, Padre Antonino (alias Bhikshu Ishabhodananda), e’ tornato alla casa del Padre in quella dove, come diceva Gesù’ “…c’è’ molto posto, altrimenti ve lo avrei detto. Io vado a preparavi un posto…”.

Era solito ripetere “…quando sorella Morte, viene a batterti sulla spalla per dirti: andiamo, non si puo’ aspettare. Bisogna lasciare tutto e andare via cosi’ come ci si trova”.

E’ infatti scritto nel libro di Visnusmirti “Non si muore prima che il tempo sia venuto, anche se si è stati trafitti da centinaia di frecce. Non si vive quando è giunto il momento, anche se si è stati solamente sfiorati da un filo d’erba.”

Come trovare le giuste parole per parlare di quest’uomo senza cadere nel pericolo della banalità?Come evitare l’inganno di perdersi in una ennesima autobiografia?

Pur tuttavia non ci si può esimere da una sia pur sommaria citazione di date e di fatti, per comprendere appieno l’immensa energia che lo ha sostenuto, per quasi un secolo, con lo Spirito sintonizzato costantemente in Dio, che ha predicato a tutto il mondo che ognuno deve vivere la propria religione nella sua profondità; quella profondità umana in cui si incontrano tutte le religioni.

La sua è la storia di un pellegrinaggio da un Cattolicesimo Romano limitato, al Dio Infinito di un Cattolicesimo più reale e profondo, che sarà la vera religione di tutti quegli aspiranti che non hanno altre basi per la propria fede e le pratiche spirituali, se non quelle della ricerca razionale, dell’intuizione mistica, dell’esperienza di Dio, di quel Dio che è dentro di noi: se non troviamo Dio nel nostro Sé, non lo troveremo neppure altrove, perché “Il regno di Dio è in noi”.

Nato a Cochin (Kerala) nel 1915, studiò latino e filosofia nei seminari diocesani di Verapoly, di Trikakara e Alwaye, dal 1932 al 1935. Compì il noviziato Domenicano, a Pistoia nel 1936 e fu ordinato sacerdote nel 1939 con il nome as­sunto di Padre Antonino, impegnandosi nel ministero religioso fino al 1942 quando andò in Inghilterra.

Qui fu anche detenuto a Wandsworth (Londra) e in seguito internato dal Ministero degli Interni nel priorato di Hawkesyard. Studiò al Manchester College a Oxford e visse numerose esperienze, come giornalista e operaio nelle fabbriche fino alla fine della guerra.

Tutta la sua lunga vita è stata dedicata a creare armonia e reciproca comprensione fra le religioni dei popoli di ogni razza e credo. Egli, infatti, sentiva che all’interno di ogni religione vi è una unica e sola Verità.

Molte le religioni, paragonabili a diversi sentieri, ma che conducono ad una medesima esperienza, alla realizzazione nel nostro sé di quella Pace che è al tempo stesso: Gioia, Amore, Calma imperturbabile, Serenità Interiore, Comune Fonte di Illuminazione Spirituale.

Unico è, allora, il punto di arrivo pur se invocato con nomi diversi, da noi Cristiani come “Dio Padre”, dagli altri fratelli: gli Yogìna come “Satchitananda”, i Buddhisti come “Nirvana”, i Musulmani come “Allah”, gli Ebrei come “Yahweh” ed i Teosofi come “Colui che parla in silenzio”.

Quando nel 1945 il governo inglese tolse il veto al suo rientro in India, lavorò come redattore dell’Indian Messanger e dell’Eastern Express Daily (come redattore aggiunto), finché nel 1946, aderì al Movimento del Mahatma Gandhi, accettandolo come suo Guru e Maestro.

Appunto, nella prefazione ad un suo libro, scrive: “Laggiù nella capanna di fango di Srirampur a Noakhali, nell’anno 1946, la vigilia di Natale, dopo la passeggiata serale attraverso i verdi campi di riso, rammenti, Bapuji caro (Gandhi), la nostra silente comunione in Dio? Quella sera, dopo aver consultato la Luce Gentile, mi dicesti: «Antonio, abbandona la politica, dedicati al compito che Dio ti ha assegnato. Dovrai poi ancora procedere nel buio ma non dubitare, Egli ti mostrerà la Sua strada, la messe invero è grande, ma i mietitori sono pochi, troppo pochi».

Proprio con queste parole, ricordava il mandato che ricevette personalmente dal Mahatma: creare armonia e reciproca comprensione fra le religioni dei popoli di ogni razza e credo, infrangendo le barriere che le dividono e costruendo ponti che le uniscano, rispettando le diversità di ognuna di esse, ma con la consapevolezza che nel più profondo livello, tutte convergono verso una sola Verità: la Realizzazione di Dio e il servizio all’Umanità.

Dicono le Upanishad: “Come i fiumi che cercano il mare, lasciati da parte i loro (diversi) nomi e forme spariscono nel vasto oceano, così il Jnani (il saggio) reso libero dalla conoscenza, abbandonati i vari nomi e le varie forme si fonde nella Persona Suprema”.

E tale impegnativo e delicato compito gli fu rinnovato anche dall’amico Papa Giovanni XXIII, promotore del rivoluzionario Concilio Vaticano II e sostenitore dell’intesa inter-religiosa (“Cerchiamo una volta per tutte di scoprire cos’è che ci unisce e di dimenticare cosa ci separa.”), e da Papa Paolo Giovanni I.

L’eredità spirituale che P. Antonino ci ha lasciato è il messaggio di andare oltre le frontiere innalzate dalle religioni organizzate, realizzando un Ecumenismo Cosmico tra il mondo occidentale ed orientale: “Ut unum sint” (affinché tutti siano uno). Egli ha più semplicemente seguito il sentiero mostrato da S. Paolo che disse: “Mi sono fatto Giudeo per salvare i Giudei, Greco per i Greci, mi sono fatto tutto per tutti, per salvare tutti”

Nel 1952 si ritirò in eremitaggio presso la Retreat House a Bandra, da dove continuò le sue attività come giornalista, operatore sociale e si impegnò anche nel ministero religioso, fino a quando nel 1957 iniziò la storia della Welfare Society for Destitute Children, raccogliendo bambini dalla strada.

Con i frutti della provvidenza è riuscito a fondare due importanti scuole a Bombay, destinate appunto ad educare, i bambini emarginati, verso principi di un’umanità affratellata ed unita.

Oltre che con i libri e le opere di carità, è stato attraverso l’esempio prodigato con la sua stessa vita, completamente orientata alla introspettiva ricerca di Dio e al servizio degli altri, nella più totale povertà e semplicità, che P. Antonino ci ha voluto offrire la silenziosa e concreta testimonianza degli elevatissimi valori che predicava.

Come disse il Buddha: “Al Bhikhu basta l’abito che gli copre il corpo ed il cibo che gli fa funzionare lo stomaco. Ovunque egli vada, o Re, egli porta solo questo con se, come l’uccello porta le sue ali dovunque voli. Così si fa contento il Bhikhu, o Re.”.

Grande estimatore di San Francesco, le correnti della vita lo hanno condotto a frequentare Assisi, dove si è poi trasferito definitivamente, fondando la Missione Sat- Cit-Ananda.

Profondo conoscitore del Cristianesimo, Induismo, Buddismo, Islamismo, Sufismo, Bahá’ísmo e di tutte le culture religiose e tradizioni umanistiche, ha scritto numerosi libri, tradotti in inglese e in italiano, che testimoniano l’elevatissimo livello di illuminazione raggiunto: la Santa Gnosi redentrice ottenuta dopo anni di vastissimi studi e di intensa meditazione.

Quasi un presagio, l’ultima sera prima di partire per Torino (dove lascerà il corpo), nella sua stanza in Assisi aveva consultato la Baghavad Gita, che amava più di tutti i libri, lasciandola aperta sull’ultima pagina del capitolo XVIII (Conclusioni): “Dissolto è il mio smarrimento e da me conquistata è la consapevolezza, attraverso la Tua grazia o Incrollabile. Fermo sto con i miei dubbi che si son tutti dissolti: quello che tu mi hai detto, io compirò.”.

Non ci sia nelle nostre menti smarrimento alcuno, né dolore nei nostri cuori sapendo che ora non dovremo più spostarci, ed andare ad Assisi in un giorno e in un ora stabiliti per incontrarlo, poiché’: “Il merito condurrà velocemente verso l’altro mondo la creatura consacrata alla legge, la cui austerità’ ha cancellato le colpe: egli risplenderà avendo per corpo lo spazio.”

Cos’è’ la morte se non un mutamento di coscienza? La morte e’ del corpo non dell’anima perché’ questa e’ eterna: “Essa non nasce mai, ne’ mai muore, ne essendo ciò che e’ venuta ad essere di nuovo cesserà’ di essere; è non nata, eterna, permanente, originaria; non è uccisa quando il corpo è ucciso.”

Dicono le Upanishad: “Ma colui che vede il Sé in ogni dove e in tutte le esistenze, e tutte le esistenze nel Sé, non fugge più da cosa alcuna. Colui nel quale l’Essere-esistente-in Sé è divenuto tutte le esistenze che formano il Divenire (tutte le cose che sono divenute; tutte le creature), lui che infatti possiede la conoscenza perfetta, come potrà essere tratto in inganno, come potrà soffrire colui che in ogni cosa scorge l’Unità?”.

Dice la Bhagavad Gita: “Colui il cui sé ha raggiunto l’armonia dello yoga, pensa il Sé in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé, dappertutto egli vede nello stesso modo. Per colui che vede me dappertutto e vede tutto in me, io mai non perisco né mai lui perisce per Me”.

Lui proprio che in tutto aveva scorto il Signore, possa ­­aiutarci a riconoscerlo ovunque: “O Dio io non ti conosco. Aiutami a riconoscerti in tutte le forme”.

Possa P. Antonino continuare la sua opera, in mezzo a noi e con noi, per molto tempo ancora!

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“Indica la via anche se fiocamente, perduta fra la moltitudine, come fa la stella della sera a coloro che camminano nelle tenebre. Dà luce e conforto al pellegrino che fatica, e cerca chi sa meno di te, che nella sua triste desolazione ha fame di Saggezza; fa che oda la Legge”. (da “La voce del silenzio”)

Fonte: http://www.missionesatcitananda. it/biografia-padre-anthony/

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