* RAIMON PANIKKAR *

(1918 – 2010)

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RAIMON PANIKKAR BIOGRAFIA

“Sono partito cristiano,
mi sono scoperto hindù e ritorno buddhista,
senza cessare per questo di essere cristiano”

Raimon Panikkar

Panikkar nasce da madre cattolica, di famiglia borghese catalana (Carme Alemany † 1975), e da padre indiano induista (Ramuni Panikkar † 1954) a Sarriá, un quartiere di Barcellona: “Non mi considero mezzo spagnolo e mezzo indiano, mezzo cattolico e mezzo indù, ma totalmente occidentale e totalmente orientale”.

Il padre, discendente del casato aristocratico Nair della regione del Malabar aveva studiato in Inghilterra (dove aveva ottenuto passaporto britannico) e si era stabilito nel 1916 in Spagna, paese neutrale nella Grande Guerra. A Barcellona era diventato rappresentante di una società chimica tedesca ed aveva avuto quattro figli (Raimon, Josep-Maria, Mercé e Salvador). Secondo Raimon Panikkar: “Tra mio padre e mia madre regnava un’armonia profonda anche se appartenevano a due diverse tradizioni”.

Studi e partecipazione all’Opus Dei (1936-1964)

Nel 1935 si diploma presso i gesuiti di Barcellona, e si iscrive alle facoltà di scienze e di lettere. Nel 1936, per sfuggire alla guerra civile spagnola, si trasferisce a studiare in Germania, da cui rientra nell’estate del 1939. Completa gli studi in Spagna laureandosi in scienze all’Università di Barcellona (1941) e in lettere a quella di Madrid (1942).

Nel 1940, al rientro dalla Germania, si avvicina al primo nucleo di fedeli laici dell’Opus Dei, instaurando una stretta relazione con Escrivà de Balaguer. Panikkar fu membro dell’Opus Dei per vent’anni tra Barcellona e Madrid. Nel 1946, su suggerimento di Escrivá, Panikkar riceve l’ordinazione sacerdotale, officiando come cappellano del Colegio Mayor la Moncloa. In seguito, Panikkar ha parlato con molta reticenza del suo periodo nell’Opus Dei, dichiarando solo di non essere entrato nell’Opus come chi entri “in un club”, ma in una organizzazione ecclesiale e di non essere “pentito di quella tappa della mia vita… la linea della vita non è retta né a zigzag”.

Nel 1946 ottiene il dottorato in lettere e filosofia all’Università Complutense di Madrid con la tesi El concepto de Naturaleza (poi pubblicata): “Preoccupato dal problema teologico del soprannaturale quale substrato metafisico di una antropologia integrale che parla all’uomo personale e concreto, al cristiano reale e storico, dovetti affrontare prima il problema metafisico della natura”.

Insegnamento universitario e primi scritti (1946-1950)

Fino al 1950 insegna Filosofia della Storia e Psicologia all’Università Complutense, tenendo inoltre lezioni al Seminario Diocesano, all’Istituto di Scienze sociali Leone XIII e in varie università in Spagna e America Latina. Ricopre l’incarico di Segretario Generale del Congresso di Filosofia a Barcellona (1948), e primo segretario della Sociedad Española de Filosofia. A partire dal 1942 partecipa al Consejo Superior de Investigaciones Científicas e dell’Institudo de Filosofia “Luis Vives”; sostiene la rivista Síntesis (1943), ed è cofondatore della rivista Arbor (1944).

Panikkar inizia a scrivere, prima inedito, quindi partecipando a riviste spagnole, francesi, italiane e tedesche. Pubblica i primi libri presso la casa editrice Rialp, di cui cura la “Colección Patmos”. Il suo Prologo a “La Virgen María” di J. Guitton (1952) gli causa problemi con la gerarchia ecclesiastica spagnola. Redige inoltre “Cometas. Fragmentos de un diario espiritual de la postguerra” (pubblicato solo più tardi; Madrid, 1972), in cui racconta della sua esperienza prima dell’incontro con l’India.

Dal 1950 al 1953 risiede a Salamanca. Quindi si sposta a Roma, dove nel 1954 ottiene il dottorato in teologia presso la Pontificia Università Lateranense.

La scoperta dell’India (1954-1966)

A 36 anni si reca in missione apostolica in India. L’incontro e la conoscenza di induismo e buddhismo cambiano il suo atteggiamento, senza modificare il suo cristianesimo: “Sono partito cristiano, mi sono scoperto hindú e ritorno buddhista, senza cessare per questo di essere cristiano”.

Risiede nella città santa indù di Varanasi, sopra un vecchio tempio di Shiva, accanto al Gange, dedicandosi allo studio, alla scrittura, alla preghiera e alla meditazione. Lavora come ricercatore nelle Università di Varanasi e di Mysore, riconoscendo la cultura indiana come parte delle proprie radici.

Tre incontri con monaci cristiani compenetrati nell’induismo segnano la sua formazione indiana: il monaco Jules Monchanin (Swami Paramarubiananda, 1895-1957), il monaco benedettino Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda, 1910-1973), che fondarono l’ashram Saccidananda, e il benedettino inglese Bede Griffiths (Swami Dayananda, 1906-1993). Da loro Panikkar comprende la possibilità di essere insieme cristiani e indù, superando il dualismo attraverso l’intuizione advaita. In seguito, Panikkar presiederà la Abhishiktananda Society (1978-1988).

Panikkar lavora sull’ateismo buddhista per un’enciclopedia italiana pubblicata in seguito (G. Girardi, L’ateismo contemporaneo), ed intrattiene rapporti sulla mistica hindú in India con Bhikkhu Kashyapa, e sulla mistica buddhista con il XIV Dalai Lama.

Nel 1958, durante un viaggio in Europa, ottiene il Dottorato in Scienze all’Università di Madrid con la tesi Algunos problemas limítrofes entre ciencia y filosofía. Sobre el sentido de la ciencia (1958), in seguito pubblicato come Ontonomía de la ciencia. Sobre el sentido de la ciencia y sus relaciones con la filosofía (Madrid 1961).

Nel 1961 difende la propria tesi in Teologia a Roma: “The Unknown Christ of Hinduism” diventerà uno dei suoi libri più tradotti e pubblicati. Panikkar espone la presenza viva di Cristo nell’induismo, esaminando la relazione tra questo e il cristianesimo. Si trattiene per un periodo a Roma, insegnando in varie università e partecipando alle attività del Concilio Vaticano II.

Dal 1964, rientrato in India, collabora al Christian Institute for the Study of Religion and Society approfondendo questioni di filosofia indù. Tiene lezioni di cultura indù in vari paesi latinoamericani e nel 1966 è delegato degli Stati Indiani al Colloquio dell’UNESCO a Buenos Aires, mentre continua a pubblicare articoli in riviste accademiche occidentali ed orientali.

Il periodo accademico in California (1966-1987)

Uno dei suoi articoli viene notato da un professore di Harvard, che lo invita ad insegnare negli Stati Uniti Per vent’anni, Panikkar viaggia tra India e America, dando lezioni di religioni comparate in diverse università degli Stati Uniti e dell’America Latina. A partire dal 1971 si stabilisce all’Università di California a Santa Barbara, come titolare della cattedra di Filosofia Comparata della Religione e Storia delle Religioni, pur continuando a recarsi periodicamente a Varanasi. In questo periodo pubblica numerosi articoli e la maggior parte dei suoi libri.

“Trascorsi un quarto di secolo tra una delle città più ricche, dello stato più ricco, della nazione più potente e l’esatto contrario (a dodici ore di fuso orario) una delle città più caotiche, in uno degli stati più ‘sottosviluppati’, di uno dei paesi più poveri del mondo: tra Santa Barbara, in California, negli Stati Uniti, e Varanasi, nell’Uttar Pradesh, in India. La mia vita interiore era, letteralmente, l’unico punto di unione tra due sfere della mia vita”.

Il rientro in Catalogna (1987-2010)

Ritiratosi dalla vita accademica, Panikkar si stabilisce a Tavertet, paesino ai piedi dei Pirenei che aveva visitato nel 1983. Conduce una vita ascetica, pur partecipando alla vita culturale e religiosa catalana, tramite pubblicazioni su giornali e riviste. Il ritorno alla Catalogna costituisce per Panikkar il completamento del proprio karma: “chiudere il cerchio o radicare la mia vita, tornando al luogo dove sono nato”.

Dal 1998 conduce le attività di Vivarium, centro di studi interculturale. Continua a scrivere e pubblicare, ex novo e rielaborando vecchi scritti. Quasi metà dei suoi lavori vengono pubblicati negli anni ’90.

Nel 2005, insieme ad un gruppo di amici e filantropi italo-svizzeri, crea Arbor, la fondazione che diffonderà il suo pensiero ed in India realizzerà il suo principio di collaborazione interreligiosa per la lotta alla povertà in migliaia di villaggi rurali e tribali.

Nell’ultimo periodo, tra le sue attività di conferenziere, Panikkar si reca spesso in Italia e segue gruppi di dialogo e di incontro interreligioso. Insieme ad alcuni rappresentanti delle grandi religioni del mondo si occupa di un programma per la condivisione di esperienze e pratiche dei grandi mistici “The spirit of religion” che darà spunto per il convegno internazionale di Venezia del 2008 che ha riunito studiosi da tutto il mondo in occasione del suo 90mo anniversario, durante il quale viene presentato il frutto del lavoro del gruppo, riportato nel libro “I mistici nelle grandi tradizioni” e del primo volume dell’Opera Omnia (in XVI volumi) pubblicati dalla casa editrice Jaca Book in collaborazione con la Fondazione Arbor.

Alcune sue presenze significative:

Citta di Castello nel settembre 2003; Milano, Udine e Venezia nel marzo 2004 (dove si è confrontato con Emanuele Severino).

Ha ricevuto nel 2001 il premio Nonino “a un maestro del nostro tempo”, e, nel 2005 a Bergamo, il premio “Calepino”.

Nel 2004 riceve il dottorato honoris causa dall’Università di Tubinga – Germania.

Nel 2005 riceve il dottorato honoris causa in Antropologia ed epistemologia delle religioni dall’Università degli Studi di Urbini “Carlo Bo”.

Nel 2008 riceve il dottorato honoris causa dall’Università di Girona – Catalogna/Spagna.

Termina la sua esperienza terrena a Tavertet il 26 agosto 2010.

Fonte: https://it.wikipedia.org /wiki/Raimon_Panikkar

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