* MALACHI MARTIN *

(1921 – 1999)

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MALACHI MARTIN BIOGRAFIA

Poche sono le informazioni reperibili in rete su Padre Malachi Martin, la cui opera e il cui coraggio sono praticamente sconosciuti alla gran parte dei cattolici. I suoi scritti, i suoi articoli, i suoi libri sono “stranamente” introvabili. Restano reperibili sul web, soltanto poche testimonianze indirette o scritti per distruggerne l’immagine e la credibilità.

Malachi Brendan Martin, talvolta noto con lo pseudonimo di Michael Serafian (in gaelico: Maolsheachlainn Breandán Ó Máirtín – Ballylongford, 23 luglio 1921 – New York, 27 luglio 1999), è stato un presbitero, teologo e scrittore irlandese naturalizzato statunitense. Entrò nell’ordine dei gesuiti e divenne professore di paleografia presso il Pontificio Istituto Biblico Vaticano. Dal 1958 fu segretario del cardinale Augustin Bea durante i preparativi per il Concilio Vaticano II. Disilluso dai risultati del Concilio, chiese di essere dispensato da alcuni voti presi e di lasciare l’ordine dei gesuiti. Nel 1964 si trasferì a New York dove visse fino alla morte. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti d’America ottenne la cittadinanza statunitense.

Grande studioso di civiltà arcaiche, teologo ed esperto in lingue semitiche nonché prolifico scrittore, i suoi romanzi e libri di saggistica furono spesso critici nei confronti della gerarchia vaticana. Martin infatti riteneva che questa non avesse adempiuto la richiesta che la vergine Maria aveva fatta a Fatima. Tra le sue opere più significative vi furono “The Scribal Character of The Dead Sea Scrolls” e “Hostage To The Devil” che trattavano di satanismo, di possessione demoniaca e del rito cattolico dell’esorcismo. “The Final Conclave”, invece, avvertiva i lettori dello spionaggio sovietico nei confronti della Santa Sede.

Biografia

Infanzia e studi universitari

Martin nacque a Ballylongford, nella contea di Kerry, in Irlanda, in una famiglia non povera, ma nemmeno ricca, ai cui figli veniva insegnato l’irlandese. La famiglia era molto religiosa e la fede cattolica era praticata e insegnata. I suoi genitori, Conor e Katherine Fitzmaurice Martin ebbero cinque figli, tra cui Malachi, e cinque figlie. Quattro dei cinque figli divennero sacerdoti, tra cui anche il fratello Francis Xavier Martin, che oltre ad essere un sacerdote fu anche uno storico.

Attività accademica e religiosa

Dopo aver frequentato per tre anni l’University College di Dublino, dove si laureò in filosofia, Malachi Martin entrò nella Compagnia di Gesù nel 1939: come affermò verso la fine della sua vita, Pater Sanctus Ignatius aveva “catturato interamente la mia anima”. Il suo ingresso nell’ordine dei Gesuiti segnò allo stesso tempo l’inizio di una disciplina che durerà tutta la vita e che alla fine trasformerà questo novizio pienamente “catturato” in uno degli studiosi più eruditi della sua generazione.

Dopo aver conseguito un dottorato in archeologia, studi orientali e lingue semitiche presso l’Università Cattolica di Lovanio, Malachi Martin proseguì gli studi post-laurea a Oxford e all’Università Ebraica di Gerusalemme, occupandosi infatti di quello che, nelle sue lettere, definisce una “conoscenza cristologica precristiana”. Avvalendosi di fonti ebraiche e arabe anteriori all’era cristiana, decifrò le vestigia di quella saggezza “cristologica” e ne meditò il significato. Inoltre, come esperto nel campo della paleografia semitica, pubblicò 24 articoli solo su quell’argomento. Martin contribuì anche all’ondata di ricerche incentrate sui Rotoli del Mar Morto all’epoca recentemente scoperti, un argomento sul quale scrisse un libro in due volumi. Va aggiunto che questi studi lo portarono dalle biblioteche al campo, a siti archeologici sparsi nel mondo mediterraneo, un’esperienza che senza dubbio lasciò il segno nel suo animo sensibile.

Malachi Martin fu ordinato sacerdote nel 1954 – quindici anni dopo essere entrato nell’ordine dei gesuiti – e quattro anni dopo assunse l’ambita posizione di segretario privato del cardinal Bea, carica che occupò fino al 1964. In un colpo solo p. Martin diventò un insider del Vaticano: un confidente dei cardinali, con accesso diretto anche al Papa. Questo passaggio avvenne nel 1958, anno del fatidico passaggio da papa Pio XII a Giovanni XXIII. In concomitanza con questo avanzamento Malachi Martin fu nominato professore presso il Pontificio Istituto Biblico, dove insegnò varie materie, dalla Scrittura all’ebraico, all’aramaico, alla paleografia. Inoltre insegnò teologia in una filiale dell’Università di Loyola, si associò alle Chiese ortodosse e orientali e fu attivo nel Segretariato per la promozione dell’unità dei cristiani, di cui il cardinal Bea era a capo.

Ma non tutto andava bene. È vero che Malachi Martin, quando era studente a Lovanio, potrebbe essere stato in parte in sintonia con le nozioni d’avanguardia proposte da teologi come de Lubac, Chenu e Congar, che come lui stesso disse insegnavano “segretamente” dottrine che all’epoca erano considerati “pericolose” se non addirittura eretiche. Ma con il passare degli anni il suo pensiero cambiò; mentre l’ordine dei Gesuiti, e in misura minore la Chiesa in generale, durante i giorni esaltanti del Vaticano II si stavano spostando visibilmente a sinistra, Malachi Martin sembrò spostarsi nella direzione opposta al punto da abbracciare infine l’assoluta bimillenaria tradizione fino a quel momento affermata inequivocabilmente dal Magistero cattolico. Accadde così che questo gesuita molto favorito si trovò, sempre più urgentemente, di fronte a un dilemma disperato: restare dov’era e compromettere le sue convinzioni più profonde, oppure rinunciare a tutto ciò che aveva guadagnato con la promozione e buttare via tutto come “semplice paglia”… alla fine Martin scelse quest’ultima strada. Nel giugno del 1964, solo quattro mesi dopo aver accompagnato Papa Paolo VI in pellegrinaggio in Terra Santa, rassegnò le dimissioni dal Pontificio Istituto e nel febbraio dell’anno successivo chiese di essere rilasciato dall’ordine dei Gesuiti.

La richiesta fu accolta, nel luglio del 1965 Malachi Martin ruppe i legami e partì da Roma. Nonostante diverse voci contrarie, sappiamo sia dalla sua testimonianza che da quella dei suoi superiori che se ne andò in regola, e anche con la benedizione di Papa Paolo VI, che lo mandò in viaggio con un’apposita dispensa. L’anno successivo stabilì la residenza a New York, dove il cardinale Terence Cooke gli concesse il permesso di esercitare il ministero di sacerdote secolare.

Negli Stati Uniti d’America

Dopo il suo esodo da Roma e dall’ordine dei Gesuiti, Malachi Martin si ritrovò solo e senza mezzi in un ambiente radicalmente nuovo, un mondo drasticamente diverso da tutto ciò che aveva conosciuto in passato. Non fu facile, aveva bisogno prima di tutto di mantenersi, e non c’era nessuno che lo aiutasse, nessuno che lo sponsorizzasse. C’è da chiedersi se, in quella vivace metropoli che aveva scelto d’ora in poi come sua casa, potesse contare allora anche un solo amico. Per sbarcare il lunario accettava qualunque lavoro gli si presentasse: dal lavare i piatti, alla guida di un taxi, ma nello stesso tempo si stava facendo conoscere nell’ambiente intellettuale e nel 1967, appena un anno dopo il suo arrivo a New York, gli fu assegnata una borsa di studio Guggenheim che gli permise di intraprendere la sua nuova carriera: quella, in definitiva, di un autore americano di bestseller.

Il primo libro che ne risultò, intitolato “The Encounter: Religion in Crisis”, pubblicato nel 1969, si rivelò abbastanza efficace da fargli vincere il Choice Book Award sponsorizzato dall’American Library Association. Lo stesso anno Malachi Martin ricevette una seconda borsa di studio Guggenheim, che gli permise di continuare il suo lavoro letterario senza interruzioni. Al primo libro seguirono “Tre papi e il cardinale” (1972), “Jesus Now” (1973) e il primo dei suoi quattro bestseller, “Hostage to the Devil: The Possession and Exorcism of Three Living Americans” (1975). Oltre ad essere ritenuto una celebrità affascinante e piuttosto pittoresca, Malachi Martin divenne in questo periodo ampiamente riconosciuto come uno studioso di spicco in vari campi. Lavorò quindi come redattore per l’Enciclopedia Britannica e la National Review ed era anche ricercato per interviste e come ospite alla radio e alla televisione. Nel frattempo continuò a scrivere senza sosta, aggiungendo altri quattordici titoli importanti. L’elenco si conclude con la pubblicazione nel 1996 di quella che forse è la sua opera magnum: “The Windswept House” (edito in spagnolo col titolo “El Ultimo Papa”).

Tornando agli anni ’70, è da notare che la “svolta a destra” di Malachi Martin non aveva ancora raggiunto il suo culmine: basta leggere “Tre Papi e il Cardinale”, ad esempio, per scoprire che presenta ancora tracce di un taglio liberale. Una felice colpa, come si può vedere in retrospettiva! Infatti è del tutto inconcepibile che il Malachi Martin degli anni ’90 sarebbe diventato il destinatario di una borsa di studio Guggenheim, per non parlare del successivo sostegno ricevuto da varie parti e che ha contribuito in modo significativo a dare impulso alla sua carriera letteraria. Ci si chiede, ad esempio, come se la sarebbe cavata Malachi Martin se il suo primo libro avesse avuto il sottotitolo dell’ultimo, vale a dire: “Come la Chiesa Cattolica Romana Istituzionale è diventata una Creatura del Nuovo Ordine Mondiale!”.  D’altra parte, una volta raggiunto lo status di autore di bestseller e di icona letteraria, non si poteva più fermarlo; tutto ciò che la sinistra ideologica poté fare fu diffamare il suo nome.

Malachi Martin aveva, del resto, dato fastidio a molti in posti di rilievo: si pensi a “Vatican: A Novel”, pubblicato da Harper & Row nel 1986, in cui fece sapere che Papa Giovanni Paolo I era stato effettivamente assassinato, e puntò il dito contro il cardinale Jean-Marie Villot, ex segretario di Stato! O forse ancora più pertinente: il suo non meno incendiario bestseller di saggistica del 1987 sottotitolato “La Compagnia di Gesù e il tradimento della Chiesa cattolica romana”. Non c’è necessità di ricordare le varie ed eterogenee accuse mosse da diverse parti contro l’ex gesuita, né di citare la letteratura di terzi che è successivamente emersa in sua difesa. Basti citare l’essenziale di ciò che lo stesso Malachi Martin ebbe a dire sull’argomento in una lettera ad un amico:“La mia lezione”, scrive, “è non lasciarmi distogliere dall’adempimento della mia missione di sacerdote e di servitore della Santa Sede di Pietro”. E prosegue raccontando che, oltre venticinque anni fa, “scrissi al mio Superiore a Roma lamentando una recrudescenza di questi attacchi e suggerendo una certa linea di condotta. Lui rispose citando quel passaggio del Vangelo di Giovanni in cui Cristo avverte i suoi discepoli che verrà il tempo in cui saranno ostracizzati e perseguitati da persone che faranno loro questo e penseranno di fare la volontà di Dio. ‘Non puoi soffrire anche tu, per l’amor di Dio?’ Questa fu la risposta del mio Superiore”. Una risposta meravigliosa, certo! Eppure, anche così, rimane la domanda sul perché Malachi Martin non avrebbe dovuto rispondere, non avrebbe dovuto sostenere la sua causa, come infatti fece lo stesso sant’Ignazio di Loyola quando fu falsamente accusato di comportamento scandaloso. La risposta, a quanto pare, è che nel mondo dominato dai media le condizioni sono cambiate drasticamente: “Questi molestatori e calunniatori non sono lì per ottenere la verità, per costruire, per edificare. La loro inclinazione è distruggere, liquidare… Quindi, ho scoperto che non aveva senso nemmeno provare a comunicare con loro; tutto ciò che hanno imparato è diventato semplicemente acqua per la loro mola dell’odio”.

È interessante invece comprendere, nel modo più chiaro possibile, come Malachi Martin vedeva la Chiesa e il mondo, e cosa esattamente era stato incaricato di realizzare. Ce lo dice lui stesso, nel modo più chiaro ed esplicito che si possa desiderare e lo fa principalmente in otto interviste al giornalista canadese Bernard Janzen, realizzate nell’ultimo decennio della sua vita: qui, in queste definitive rivelazioni, egli condivide la visione della Chiesa cattolica nel mondo contemporaneo alla quale era finalmente giunto. Ci fa capire, innanzitutto, che è accaduto qualcosa di orrendo e di assolutamente senza precedenti nel 1963, quando quella Messa Nera fu celebrata nella Cappella di San Paolo, dentro le mura del Vaticano: da quel momento storico, quella che Malachi Martin definisce una “superforza” è operativa, seminando il caos nella Chiesa. Il primo obiettivo di questa intrusione satanica, ci viene detto, è neutralizzare il Papato: “Lo scopo dell’attuale superforza” Malachi Martin, lo dice in modo molto esplicito, “è fare in modo che cessi l’esercizio petrino delle chiavi”. E questa effettiva cessazione del primato papale, prosegue spiegando, è infatti letale: “La Chiesa non sarà mai restaurata com’era. Quella è morta e sepolta. Verremo sepolti prima di arrivare alla risurrezione”.  L’elemento centrale e più vitale, del resto, che è stato di fatto distrutto è proprio la Messa: la cosiddetta Tridentina, o romana, come preferisce chiamarla Malachi Martin. E come spiega ancora: “Non esiste altra vera Messa nel rito romano. Ecco: questo è il dato cruciale, il riconoscimento chiave su cui tutto ruota! La nostra salvezza è stata operata sul Calvario: e nel profondo essi [gli architetti e i fautori del Nuovo Ordine] esprimono l’odio di Lucifero per il Calvario, perché la Messa è il Calvario”.

Per quanto riguarda la liturgia nuova o “riformata”, la cosiddetta Messa del Novus Ordo, il punto cruciale da sottolineare è che il Calvario è stato in effetti asportato – o almeno reso “facoltativo” – con mezzi estremamente artificiosi: seguendo sulle orme di Martin Lutero si è operato il passaggio dall’autentico Sacrificio a una sorta di celebrazione comunitaria, una sorta di pasto “commemorativo”. Ora, sembra che Malachi Martin non sia arrivato al punto di dichiarare invalida di per sé la Messa del Novus Ordo; tuttavia pensava che tendesse ad esserlo: “Se mi chiedi la mia opinione personale, credo che la maggior parte delle messe del Novus Ordo non siano valide, per un motivo o per l’altro”. Era inoltre convinto che la creazione liturgica di Annibale Bugnini fosse disastrosa nel suo effetto complessivo: “Penso che la Nuova Messa sia la fonte di tutte le nostre difficoltà”. La Messa del Novus Ordo ne costituisce, in fondo, il cuore e il centro di quella che può quindi essere definita la Chiesa del Novus Ordo, ciò che Malachi Martin definisce perspicacemente come “una nuova chiesa nella Chiesa”: una chiesa creata dall’uomo fondata sulla scia del Vaticano II, che “è in realtà un’anti-Chiesa”.

Si arriva così finalmente alla cosiddetta “Chiesa sotterranea”, argomento che occorre comprendere con precisione: essa infatti rappresenta in un certo senso la “Chiesa della sepoltura” e costituisce inoltre l’ambito in cui Malachi Martin ha esercitato il suo ministero sacerdotale. nei suoi ultimi anni. Il fatto decisivo, ci dice, è che “la vera Chiesa sta andando in clandestinità”. All’insaputa della stragrande maggioranza dei cattolici, del clero e dei laici, è già nata una Chiesa “sotterranea” autenticamente cattolica, basata sul rito romano della Messa: “Se vuoi valutare l’ignoranza dei vescovi e la miopia di questo Papa [si riferisce a Giovanni Paolo II], allora vieni con me qualche volta e visita la Chiesa sotterranea negli Stati Uniti. Se solo i vescovi e il Papa sapessero quanto è estesa la Chiesa sotterranea! Esiste una rete sotterranea di messe, battesimi, confessioni, vescovi, preti, suore, seminari e biblioteche…. È una piccola minoranza, ma si sta diffondendo ovunque…”.

Qui si intravede quello che apparentemente era diventato l’oggetto principale del ministero di Malachi Martin. Non solo come sacerdote lavorò a favore della Chiesa “sotterranea”, ma anche offrendo assistenza finanziaria ai preti in difficoltà, alle comunità religiose di suore prive di diritti civili e ad altre vittime del Nuovo Ordine. Nel 1997 sosteneva 49 ex sacerdoti diocesani che erano stati gettati in strada senza tante cerimonie dai loro vescovi perché si erano rifiutati di abbandonare il rito romano della messa.

Ciò che in definitiva è in gioco in quel ministero è la preservazione dell’autentico Ordine Sacramentale della Chiesa Cattolica, soprattutto del Santo Sacrificio della Messa. E bisogna aggiungere che nei decenni successivi al Concilio Vaticano II, non pochi prelati di alto rango a Roma furono infatti profondamente consapevoli di questa cruciale necessità. Come spiega Malachi Martin, riferendosi a un cardinale di nome Alfons Stickler, che “non ha potere, ma fa del suo meglio”: “Dobbiamo ritornare alla forma originaria della Messa. Dobbiamo riformare l’intera struttura della Chiesa che abbiamo costruito a partire dal Concilio Vaticano II”. Questo è ciò che ha detto molto chiaramente. Se parli con il cardinale Gagnon, che è in pensione, dice la stessa cosa. Se parla con il cardinale Oddi dice la stessa cosa. Se parli con il cardinale Ciappi dice la stessa cosa. Ma sono tutti in pensione e sono tutti indifesi.

La differenza, va notato, è che Malachi Martin non era in pensione – e non poteva essere in pensione – né era minimamente indifeso: procedeva piuttosto, con sorprendente intelligenza ed instancabile energia, a proteggere e coltivare ciò che restava dell’autentica Chiesa cattolica: questo, evidentemente, era il suo obiettivo. Il fatto decisivo, tuttavia, è che tale restaurazione non poteva più essere realizzata “dall’interno”. Ricordiamolo: ora, in Vaticano, c’era una “superforza” incaricata proprio di contrastare qualsiasi tentativo del genere.

Morte

Martin morì il 27 luglio 1999 a New York per un’emorragia cerebrale a 78 anni. La morte fu causata da un incidente domestico in cui Martin cadde dalle scale. Mentre si trovava in ospedale in seguito all’incidente, Martin affermò che fu come se qualcuno lo avesse spinto giù per le scale, seppur quando avvenne l’incidente era l’unica persona in casa. Il funerale fu celebrato nella chiesa di sant’Antonio a Jersey City e fu sepolto nel cimitero Gate of Heaven a Hawthorne.

Pensiero

Martin nel corso della sua vita affermò e sostenne idee ed opinioni che si discostavano spesso dalla narrativa ufficiale degli eventi fornita dal Vaticano.

Tre segreti di Fatima

Martin parlò spesso dei tre segreti di Fatima ed era un sostenitore dell’interpretazione fornita da Nicholas Gruner: “Padre Gruner sta svolgendo una funzione necessaria per la continua consapevolezza del ruolo svolto da Maria nella salvezza del nostro mondo in pericolo. Padre Gruner ha assolutamente ragione sul fatto che la consacrazione della Russia non è stata eseguita come Nostra Signora desiderò”.
(Tratto da (EN) Malachi Martin, Plotting World Order in Rome. Vatican expert Malachi Martin tries to scope out papal succession, in U.S. News & World Report, 10 giugno 1996.)

Secondo Martin il terzo segreto al tempo non ancora rivelato, prediceva che l’Unione Sovietica sarebbe stata convertita al cristianesimo. Egli affermò anche che nel 1960, mentre risiedeva a Roma, si trovò fuori dalla stanza di papa Giovanni XXIII quando il pontefice, il cardinale Bea, di cui era segretario privato, e altri membri del clero, lessero la lettera di suor Lucia contenente il terzo segreto, potendo anche lui sentire la lettura del contenuto. Secondo Martin, poiché Giovanni XXIII auspicava in una cooperazione dell’Unione Sovietica per far partecipare i chierici ivi residenti alle sedute del Concilio Vaticano II, il pontefice deliberatamente decise di nascondere la lettera e a non dar seguito alle indicazioni fornite.

Altre teorie

Martin non credeva alle presunte apparizioni di Medjugorje e affermò di essere stato ingannato con falsi pretesti affinché egli le approvasse o mettesse una buona parola. Riguardo alle presunte apparizioni di Garabandal, Martin non prese mai posizione e preferì vedere gli eventi svilupparsi. Nel 1997, durante un’intervista sul programma radiofonico Steel on Steel dell’emittente Radio Liberty Martin affermò che nel XX secolo due furono i pontefici uccisi:
– Papa Pio XI fu ucciso da Benito Mussolini a causa della pubblicazione della lettera enciclica ”Non abbiamo bisogno”, critica del fascismo e dello Stato fascista;
– Papa Giovanni Paolo I fu ucciso dal cardinale Jean-Marie Villot su ordine dei vertici dell’Unione Sovietica.

Elezione di Giuseppe Siri al soglio pontificio

Malachi Martin era un sostenitore della teoria secondo cui il cardinale Giuseppe Siri fu più volte eletto papa, ma che dovette rinunciare su pressioni e coercizione dei cardinali che non lo votarono. Martin affermò che Siri rifiutò perché era intimorito, ma affermò anche che la sua scelta fu fatta volontariamente:
– La prima elezione avvenne durante il conclave del 1963, a cui seguirono minacce nucleari che minavano l’esistenza stessa del Vaticano.
– La seconda elezione avvenne durante il conclave dell’ottobre 1978. Martin, nella trasmissione radiofonica Steel on Steel affermò che Siri, dopo che gli fu comunicata la sua elezione, ricevette un biglietto in cui si minacciavano i famigliari di morte nel caso avesse accettato.

Chierici appartenenti alla massoneria

Martin affermò che papa Giovanni XXIII e papa Paolo VI erano stati iniziati nella massoneria e che per un certo periodo parteciparono attivamente alle sedute. Foto che attestavano la partecipazione dei due pontefici alle riunioni erano secondo Martin in possesso della Segreteria di Stato. Questa informazione fu riportata anche nel suo romanzo best-seller Vatican: A Novel dove, in modo allegorico, egli scriveva che i pontefici papa Giovanni Angelica (Giovanni XXIII)  e papa Giovanni da Brescia (Angelo Roncalli) facevano parte della massoneria.

Martin sosteneva anche la teoria secondo la quale l’arcivescovo e coordinatore della riforma liturgica Annibale Bugnini fosse un massone e che il cardinale segretario di Stato Agostino Casaroli fosse ateo e non avesse nessuna fede.

Accordi di Metz

Nel libro pubblicato nel 1987 ”I gesuiti” Martin descrisse accordi e patti tra il Vaticano e l’Unione Sovietica chiamati Accordi di Metz in cui il Vaticano si impegnava a non condannare il comunismo di stampo sovietico al Concilio Vaticano II in cambio della possibilità di alcuni prelati della Chiesa ortodossa russa di parteciparvici in qualità di osservatori, senza che questi fossero bloccati dalle autorità sovietiche nel lasciare il paese. Dei dettagli di questo accordo fu informato nella primavera del 1981 anche papa Giovanni Paolo II.

Controversie

Presunte relazioni sentimentali

Il giornalista Robert Blair Kaiser, già vaticanista per il noto giornale statunitense Time, nel 2002 pubblicò il libro “Clerical Error: A True Story” in cui fra l’altro affermava che Malachi Martin aveva avuto una relazione sentimentale con sua moglie nel 1964 mentre si trovava a Roma e che fosse fuggito negli Stati Uniti dopo essere stato espulso dall’ordine sacerdotale. Lo scrittore William H. Kennedy, amico di Martin, intervenne a riguardo con un articolo sul giornale Seattle Catholic in cui contestava le affermazione di Kaiser. Nel suo articolo, Kennedy mette in evidenza come lo stesso Kaiser nel suo libro afferma di essere stato diagnosticato come malato schizofrenico e cita alcuni passaggi del libro di Kaiser che, a suo avviso, dimostrano che Kaiser scriveva con una prospettiva distorta e delirante causata dalla malattia mentale.

Un’affermazione simile fu fatta anche dalla scrittrice Anna Rubino nel suo libro pubblicato nel 2008 “Queen of the Oil Club: The Intrepid Wanda Jablonski and the Power of Information”. Martin avrebbe avuto, per la Rubino, una relazione sentimentale con Wanda Jablonski, una giornalista che si occupava dell’industria petrolifera, mentre entrambi si trovavano a Beirut durante gli anni ’50. Questa affermazione fu fatta però quando sia la Jablonski che Martin erano ormai deceduti da molti anni.

Presunta ordinazione episcopale

In un filmato ricordo intitolato “Malachi Martin Weeps For His Church”, Rama Coomaraswamy, con cui Martin aveva tessuto un’amicizia durante i suoi ultimi anni di vita, affermò che l’amico era stato segretamente ordinato vescovo da papa Pio XII, con il compito di ordinare sacerdoti e vescovi per le comunità ecclesiali che si trovavano sotto i regimi comunisti dell’Europa dell’est.

Opere

Libri

– (EN) The Scribal Character of the Dead Sea Scrolls, in Bibliothèque du Muséon 44, vol. 1, Louvain, Publications Universitaires, 1958.
– (EN) The Scribal Character of the Dead Sea Scrolls, in Bibliothèque du Muséon 45, vol. 2, Louvain, Publications Universitaires, 1958.
– (EN) The Pilgrim: Pope Paul VI, The Council and The Church in a time of decision, New York, Farrar, Straus, 1964.
– (EN) The Encounter: Religion in Crisis, New York, Farrar, Straus and Giroux, 1969, ISBN 0-374-14816-3.
– (EN) Three Popes and the Cardinal: The Church of Pius, John and Paul in its Encounter with Human History, New York, Farrar, Straus and Giroux, 1972, ISBN 0-374-27675-7.
– (EN) Jesus Now, New York, E. P. Dutton, 1973, ISBN 0-525-13675-4.
– (EN) Hostage to the Devil: The Possession and Exorcism of Five Living Americans, New York, Readers Digest, 1976, ISBN 0-06-065337-X.; 2ª edizione con nuova prefazione dell’autore, HarperSanFrancisco, San Francisco, ISBN 0-06-065337-X
– (EN) The Final Conclave, New York, Stein and Day, 1978, ISBN 978-0-8128-2434-6.
– (EN) King of Kings: a Novel of the Life of David, New York, Simon & Schuster, 1980, ISBN 0-671-24707-7.
– (EN) The Decline and Fall of the Roman Church, New York, G. P. Putnam’s Sons, 1981, ISBN 0-399-12665-1.
The New Castle: Reaching for the Ultimate, E.P. Dutton, New York; 1984 ISBN 0-525-16553-3
Rich Church, Poor Church: The Catholic Church and its Money, G. P. Putnam’s Sons, New York, 1984; ISBN 0-399-12906-5
There is Still Love: Five Parables of God’s Love That Will Change Your Life, Macmillan, New York, 1984; ISBN 0-02-580440-5
– (EN) Vatican. A novel, New York, Harper & Row, ISBN 978-0-06-015478-3.
– (EN) The Jesuits: The Society of Jesus and the Betrayal of the Roman Catholic Church, Linden Pub, 1º ottobre 1987, ISBN 0671545051.
The Marian Year of His Holiness, Pope John Paul II, Saint Paul, Remnant Press, 1987
God’s Chosen People: The Relationship between Christian and Jews, Remnant Press, Saint Paul, 1988
Apostasy Within: The Demonic in the (Catholic) American Church, Christopher Publishing House, Hanover, 1989 ISBN 0-8158-0447-4 (con Paul Trinchard S.T.D.)
– (EN) The Keys of This Blood: The Struggle for World Dominion between Pope John Paul II, Mikhail Gorbachev, and the Capitalist West, New York, Simon & Schuster, 1990, ISBN 0-671-69174-0.
The Thunder of Justice: The Warning, the Miracle, the Chastisement, the Era of Peace, MaxKol Communications, Sterling, 1993; ISBN 0-9634307-0-X (con Ted Flynn e Maureen Flynn)
Windswept House: A Vatican Novel, Doubleday, New York, 1996; ISBN 0-385-48408-9
In the Murky Waters of Vatican II, MAETA, Metairie, 1997; ISBN 1-889168-06-8 (con Atila Sinke Guimarães)
Fatima Priest: The Story of Father Nicolas Grüner, Gods Counsel Publishing, Pound Ridge, 1997; ISBN 0-9663046-2-4 (con Francis Alban e Christopher A. Ferrara)

Edizioni in italiano

I Gesuiti. Il potere e la segreta missione della Compagnia di Gesù nel mondo in cui fede e politica si scontrano [The Jesuits: The Society of Jesus and the Betrayal of the Roman Catholic Church], SugarCo Edizioni, 1988 [1987].

Articoli

– (EN) Revision and reclassification of the Proto-Byblian signs, in Acta Orientalia, 31 (2), 1962, pp. 250-271, ISSN 0030-5367 (WC · ACNP), JSTOR 43073693.
– (EN) The Balu’a Stele: A New Transcription with Paleographic and Historical Notes, in Annual of the Department of Antiquities of Jordan, 1964, pp. 8–9.
– (EN) The Scientist as Shaman, in Harper’s Magazine, 244 (#1462), marzo 1972.
– (EN) Jewish Christian Ceasefire (PDF), in Worldview Magazine, New York: Carnegie Council for Ethics in International Affairs, n. 17, gennaio 1974, pp. 17–19 (archiviato dall’url originale il 15 marzo 2012).
– (EN) Death at Sunset, in National Review, 22 novembre 1974.
– (EN) On Toying with Desecration, in National Review, 10 ottobre 1975.
– (EN) On Human Love, in National Review, 2 settembre 1977.
– (EN) Test-Tube Morality, in National Review, 13 ottobre 1978.
– (EN) Footsteps of Abraham, in The New York Times, 13 marzo 1983.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Malachi_Martin
Fonte: “Una breve biografia” da IN CERCA DELLA CATTOLICITÀ di Wolfgang Smith
Fonte: varie dal web

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